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Le manette ai giornalisti sono incompatibili con la libertÓ di stampa PDF Stampa E-mail
Scritto da Del Boca - ODG   
venerdý 13 giugno 2008

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LibertÓ di informare
GIORNALISTI - intercettazioni - diritto di cronaca . «Il cittadino deve domandarsi se, con l’applicazione dei provvedimenti del Governo, otterrà più o meno informazioni. Se ne otterrà di meno significa che un laccio –un altro– è stato stretto fra le penne e i microfoni dei giornalisti. Con buona pace della libertà che si trova a zoppicare ancora di più». Termina così la riflessione di Del Boca, lanciata nel web dal sito dell'Ordine dei giornalisti. Una nota che riprendiamo nell'ambito del progetto di dare sempre più spazio al coro di voci che in questi giorni difficili di attacchi alla stampa, hanno scelto di non allinearsi e di non tacere di fronte al sopruso e all'ingiustizia.

 

L'appello di del Boca: «Ancora carcere per i giornalisti! E non consola il fatto che i cinque anni previsti siano stati ridotti a tre, con uno sconto significativo del 40%. Il Governo ritiene che la lotta al malaffare che alberga nel Paese debba rimanere un fatto riservato –quasi privato– fra delinquenti e forze dell’ordine, magistratura compresa. Quello che non è consentito - altrimenti sono manette…- è che la gente sappia quello che accade a casa sua o nei dintorni.

 

 

 

 

E’ paradossale. I cittadini vengono privati di una loro esigenza fondamentale che è quella di conoscere come vengono amministrati, in che tempi e con quali risultati. Il diritto di cronaca non c’entra. La parola diritto evoca il privilegio e conduce direttamente a considerare i detentori come corporazione o, peggio, come casta. I giornalisti diritti non ne hanno e non ne vogliono. Accettano il dovere che è proprio della loro professione di informare correttamente, con equilibrio e con onestà intellettuale.

Certo, non sono infallibili e qualche esagerazione voyeuristica l’hanno pure accreditata, pubblicando dettagli privati, non necessari per comprendere la vicenda che si stava raccontando e, che, dunque, andavano trascurati. Il famoso messaggio della Falchi che dichiarava il suo amore per il marito è l’esempio che viene sempre agitato e sul quale il “mea culpa” della categoria dei giornalisti deve essere totale.

Ma la necessità di assicurare un rigoroso rispetto e una maggiore attenzione per la dignità altrui non è nemmeno parente con la ghigliottina che punta a escludere tutto e a considerare le violazioni un reato meritevole della prigione. L’obiettivo che il Governo indica per l’informazione è un percorso omologato e timoroso, sempre sotto ricatto e autocensurato al di sotto del livello di guardia. Per evitare guai con le inchieste serie sarà incoraggiata a occuparsi esclusivamente di argomenti innocui.

Il cittadino deve domandarsi se, con l’applicazione dei provvedimenti del Governo, otterrà più o meno informazioni. Se ne otterrà di meno significa che un laccio – un altro – è stato stretto fra le penne e i microfoni dei giornalisti. Con buona pace della libertà che si trova a zoppicare ancora di più.»

Ultimo aggiornamento ( domenica 15 giugno 2008 )
 
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