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Energia nucleare: "golosa" opportunità? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
domenica 01 giugno 2008

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Nucleare: SI o NO?
ROMA - A oltre 20 anni dall'incidente di Chernobil in Italia si torna a parlare di centrali nuceari. In barba al referendum popolare che l’8 novembre 1987 decretò il NO degli italiani alle centrali nel paese, il governo riapre ad un tema non certo facile. Immediate le polemiche. Sorprendenti i consensi, ottenuti forse anche per via dell’inarrestabile crescita del prezzo del petrolio. Nonostante ciò, sono molti coloro che sospettano interessi ben diversi. I sostenitori del nuovo “corso” nucleare, sapranno dunque dare risposte convincenti e valide, a partire dallo smaltimento delle scorie, ad un paese che fatica a smaltire la propria spazzatura? Saranno richiesti i pareri di grandi esperti, magari come Carlo Rubbia? E quali (r)assicurazioni si potranno dare alle persone in termini di protezione e di salute? Quali le aree del nostro bel paese condannate alla devastazione?


Il piano dell’Enel, unico esistente ad oggi, prevede la realizzazione di 4 centrali che fornirebbero un 10% di nuova energia. Per realizzarlo occorrono almeno 10 anni con ingenti investimenti economici (si parla di circa 4-5 miliardi di euro a centrale).


"Confindustria Energia ha voluto contribuire, in modo costruttivo, al dibattito in corso sul futuro energetico dell'Italia" ha detto il presidente Pasquale De Vita, alla conferenza di presentazione del manifesto sulle "Linee guida per la politica energetica del Paese" tenutasi a Roma il 29 maggio scorso. Un assist al governo sul tema del nucleare, insieme alla richiesta di regole chiare, nell'ambito di un nuovo piano energetico nazionale: per attrarre investimenti a lungo periodo e ridare impulso al ritorno italiano all'energia nucleare. Ritorno definito «inevitabile» da De Vita, che con l’occasione dichiara al Sole24Ore: «Sulla carta sono pronti investimenti per circa 45 miliardi di euro da qui al 2011 per garantire al Paese la copertura dei suoi fabbisogni. Ma servono scelte (politiche –ndr) che consentano di guardare con fiducia al futuro».


“Il consenso nei confronti delle centrali di terza generazione (scrive R. Seghetti su Panorama il 1° Giugno) è molto ampio. La scelta è appoggiata dalla maggioranza di governo e dall’Udc. Al di fuori del Parlamento, sono a favore anche le aziende energetiche italiane e la Confindustria: «Dobbiamo scegliere la terza generazione» conferma il vicepresidente dell’organizzazione, Antonio Costato, che giovedì 29 ha presentato il manifesto per l’energia degli imprenditori.”


Intanto, alle dichiarazioni entusiaste di coloro che nel nucleare hanno interessi economici, fanno eco quelle degli esperti che segnalano, dal canto proprio, che nel momento in cui le centrali di terza generazione saranno completate, saranno anche tecnologicamente già obsolete. Secondo quanto si legge su L’Espresso –poi- la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili “in Italia cresce a ritmi esponenziali”: attualmente il 16,6% della produzione di energia elettrica del nostro paese “è riconducibile a fonti energetiche rinnovabili (dato 2007). Entro il 2010 si prevede che tale quota salirà al 25%. Il Governo punta innanzitutto al settore eolico in cui dagli attuali 2,6GW si prevede una crescita fino agli 8GW entro il 2020.


La matematica –come sappiamo- non è un’opinione. Diventa allora evidente che i conti non tornano. E’ possibile, ora, che alcuni dati non siano corretti. Come è possibile, d'altronde, che le due politiche energetiche (rinnovabile/nucleare) camminino parallele, inconsapevoli l’una dell’altra. La sensazione più forte, però, e che qui si stia giocando su più fronti, mantenendo equilibrismi fra interessi diversi, per non scontentare alcuna lobby. In questo oscillare tra rinnovabile e nucleare si scorgono –evidenti- i segnali di politiche basate principalmente su interessi commerciali, più che su reali bisogni e fabbisogni del paese. Ma non erano queste le promesse...


Dalle Pagine di MicroMega due fra i maggiori fisici italiani spiegano perchè la decisione del governo di tornare al nucleare è completamente sbagliata dal punto di vista economico, pratico, ambientale.

Ultimo aggiornamento ( martedì 03 giugno 2008 )
 
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