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Intercettazioni: da Berlusconi nuovo diktat PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
domenica 08 giugno 2008

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Intercettazioni telefoniche
ROMA   Silvio Berlusconi, intervenendo  il 7 giugno al convegno di Confindustria di Santa Margherita Ligure, tra i vari annunci programmatici in tema di immondizia e centrali nucleari,   presenta presunte novità previste dal governo in tema di intercettazioni. Ventilata l’introduzione di  un limite all’uso solo per le inchieste di  terrorismo e criminalità organizzata, prevede lo spettro del carcere per chi non rispetterà il nuovo diktat: ben “cinque anni per chi le eseguirà e chi le propagherà” insieme ad “una forte penalizzazione economica per gli editori” che le pubblicheranno.

Non si fanno attendere le reazioni: per Walter Veltroni  "siamo davanti a provvedimenti gravi e sbagliati: i magistrati hanno il diritto di eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario, qualunque sia il reato; quella che deve essere tutelata è la privacy dei cittadini che non sono sotto inchiesta e che non hanno commesso reati".

 

Difende l’uso delle intercettazioni anche  l’Associazione Nazionale Magistrati, pur facendo salvi "i fatti relativi alla vita privata degli indagati, e a maggior ragione, delle persone estranee alle indagini" come sottolinea il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini.

 

Forte la reazione della FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che non ci sta: Franco Siddi, segretario, dichiara: "il diritto-dovere di dar conto di indagini in corso e quelle del pubblico a riceverne informazione prevale sulle esigenze di segretezza, come ha stabilito, un anno fa, la Corte europea dei diritti dell’uomo". "La galera per i giornalisti fino a cinque anni per la sola ragione di aver pubblicato notizia o atti di intercettazioni, sarebbe un atto fuori legge". Soprattutto se si considera che le intercettazioni ordinate dalla magistratura una volta depositate in atti sono a tutti gli effetti documenti pubblici.

 

 
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