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CENSIS: l’emergenza in Italia? Le morti sul lavoro non gli omicidi PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
giovedì 07 agosto 2008

ImageROMA - Stando ai dati ufficiali disponibili, elaborati dal Censis, nel Belpaese fanno più morti gli incidenti sul lavoro che gli omicidi. Nel 2007 sono 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia (di cui 609 in infortuni "stradali", ovvero lungo il tragitto casa-lavoro, o comunque in strada durante l'esercizio dell'attività lavorativa) a fronte –si fa per dire- di “soli” 663 omicidi.


"Si muore di più, dunque, durante le attività ordinarie che non a causa della criminalità o di episodi violenti. I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi sulle strade 8 volte più degli omicidi. Tuttavia, gran parte dell'attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità".

 

I dati del Censis smontano, cifre alla mano, il gioco di quella politica che moltissimo ha puntato negli ultimi mesi sul senso di insicurezza dei cittadini italiani. Non tardano quindi a farsi sentire le reazioni 'indignate'. Il sottosegretario alle infrastrutture e trasporti, Roberto Castelli, a due giorni dalla pubblicazione del rapporto ne mette in dubbio le cifre, e scende in difesa degli imprenditori italiani. Per il senatore leghista, se i dati fossero disaggregati, facendo i debiti distinguo tra i vari settori di attività ed estrapolando “gli incidenti che avvengono in agricoltura e in edilizia, vedremo che in Italia la sicurezza delle aziende manifatturiere è ai migliori livelli europei”. Dopo tale notazione, Castelli aggiunge anche come sia “arrivato il momento di fare un'operazione verità”. Sui dati scomodi, viene da pensare maliziosamente, perché le cifre senza dubbio confermano come le morti bianche in Italia siano quasi il doppio delle vittime degli omicidi, due volte quelle della Francia e il 30%in più rispetto a Germania e Spagna.


Stando anche alle dichiarazioni del direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, sebbene “gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti, tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così”. (Ag. DIRE)


“L'Italia –infatti- è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro”: se anche si escludono gli infortuni avvenuti in strada, “non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei” per il nostro paese la statistica resta pesante, con 918 decessi sul lavoro, contro i 678 in Germania, 662 in Spagna.


REAZIONI - Dai politici, dai sindacati, dall'Anmil (associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro), si è alzato un coro di indignazione. Un'uscita giudicata a dir poco “inopportuna”. “Le dichiarazioni di Castelli sono pericolose e prive di fondamento, un vero attacco alle norme sulla sicurezza sul lavoro”, dice, sottolineando la puntualità delle statistiche fornite dall'Inail, Cesare Damiano, parlamentare Pd, ex ministro del Lavoro. “Anziché cercare dichiarazioni a effetto il sottosegretario farebbe bene a preoccuparsi del fatto che il suo governo sta manomettendo le buone leggi che riguardano salute, sicurezza e lavoro nero”. “È da irresponsabili sminuire la gravità del fenomeno” aggiunge il vice presidente della commissione lavoro del Senato, Tiziano Treu. Il giudizio più severo arriva da Achille Passoni, del Pd, che parla di “delirio agostano”: “Castelli si vergogni di fronte all'Italia e chieda subito scusa a tutti coloro che hanno avuto un parente morto o ferito per cause di lavoro”. (La Repubblica.it)

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 07 agosto 2008 )
 
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