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Power&Gender Testata giornalistica online Registrazione tribunale di Roma n° 481/2006 del 13/12/2006 Direttrice responsabile: Eva Panitteri
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Genova - Polizia - violenza- menzogne PDF Stampa E-mail
Scritto da GIM   
luned́ 17 novembre 2008

ImageGenova e il G8 - Più ancora della sentenza, che non ha fatto giustizia, che ha visto condannare pochi uomini e che ha occultato o evitato di riconoscere le responsabilità dei dirigenti, suscita un senso di ripulsa e sgomento il quadro che emerge nelle interviste del comandante Canterini. Con aria dialogante lancia alcuni interrogativi e qualche avvertimento . Canterini - all’epoca dei fatti questore - non ha intenzione di ricordare dove erano i capisquadra, a quale piano, cosa erano in grado di vedere o di impedire ma dice alcune cose che sarebbe “utile sapere”

 

Come avranno fatto i 16 poliziotti condannati a fare 93 feriti in 4 minuti” a massacrare di botte, fratturando crani, frantumando costole, perforando polmoni, spezzando denti, braccia , gambe, teste, come avranno fatto a colpire ferocemente soltanto loro? visto che è difficile per un reparto di 70 uomini”? Canterini, comandante delle squadre che entrarono per prime nella scuola Diaz aggredendo ragazze e ragazzi indifesi, condannato soltanto a quattro anni dal tribunale, ne parla in una intervista dopo la sentenza del tribunale di Genova che ha suscitato amarezza e non poche perplessità. Certo non potevano esserci soltanto pochi uomini armati ad aggredire “i temibili” ragazzi pacifisti addormentati . Canterini lo avrà certo detto ai magistrati incaricati delle indagini; avrà anche riconosciuto qualcuno dei numerosi partecipanti che non facevano parte del suo gruppo, e lo avrà comunicato ai magistrati. Un questore agisce a tutela dei cittadini e della Costituzione, gli si chiede di obbedire agli ordini quando questi non contrastano con la legge, e certamente un questore non ostacola le indagini della magistratura e ne rispetta le sentenze anche quando sono amare. Da questo schema esula però Canterini nella lettera aperta, riportata dai quotidiani, che ha rivolto ai suoi “ragazzi” quelli condannati insieme a lui. Ricorda, come “si addestrarono con entusiasmo”, travisa la realtà “parlando di contrasto ad individui mascherati violenti e organizzati” e ribadisce, ammicca , sostiene. Per Canterini non si è trattato di una pagina violenta da girare per sempre, per la quale (anche se non farà un solo giorno di galera) è comunque stata riconosciuta la sua colpevolezza, no! “il vostro comandante con la serena consapevolezza della nostra innocenza… ancora indossa il casco insieme a voi”.

 

Ultimo aggiornamento ( luned́ 17 novembre 2008 )
 
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