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Rosaria Capacchione "Una penna contro la Camorra" PDF Stampa E-mail
Scritto da di Vanja Luksic, L'Express, da Italia dall'estero   
mercoledì 10 dicembre 2008

ImageDONNE CORAGGIOSE - Come Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, la giornalista Rosaria Capacchione è minacciata di morte dalla Mafia napoletana. Da marzo 2008 vive sotto protezione della polizia. Ma non ha nessuna intenzione di allontanarsi da Caserta, la sua città, né di rinunciare al suo mestiere per una vita “quasi” normale. (di Vanja Luksic, L'Express, da Italia dall'estero)

A guardarla, non dà assolutamente l’impressione di essere intimorita e di avere paura…

Sono anni che la Camorra, la Mafia napoletana, mi minaccia, e probabilmente ci ho fatto l’abitudine. Seguo la cronaca giudiziaria per “Il Mattino” (edizione di Caserta). E qui, a Caserta, questo significa per forza seguire i processi della Camorra. Mi sarebbe piaciuto anche occuparmi delle sfilate di moda a Parigi. Ma forse mi sarei annoiata dopo una settimana…


Lei vive sola e non ha figli, questo le offre una certa libertà. Oserebbe fare questo stesso lavoro se fosse una madre di famiglia?

Penso che la domanda debba essere posta al contrario. E’ senza dubbio a causa della mia professione che non ho figli. Sono due cose difficilmente compatibili, anche senza poliziotti!


La sua vita tuttavia è cambiata da quando ha una scorta…

Eccome! Già in una piccola redazione come la nostra, con tutto quello che succede qui, lavoriamo come matti. Ora, se rientro a casa la sera e, all’improvviso, verso le dieci, mi viene voglia di andare al cinema o a casa di amici, è fuori questione. Non posso proprio telefonare alle mie povere guardie del corpo, che credono di aver terminato la loro giornata di lavoro, per soddisfare i miei capricci. E’ dura avere una vita privata in queste condizioni. Tutto quello che mi capita, ormai, siamo almeno in tre a saperlo!


Ma perchè, fra tutti i giornalisti che si occupano di Mafia in Italia, lei è la sola, con Roberto Saviano e Lirio Abbate, un giornalista di Palermo, ad essere stata messa sotto la protezione della polizia?

Per quanto riguarda Roberto Saviano, il motivo è chiaro: il suo libro “Gomorra” è diventato un best-seller in tutto il mondo e la Camorra è furiosa perchè, contrariamente a quanto dicono alcuni, i camorristi non amano che si parli di loro, almeno non quelli di queste parti. Adesso questo libro ha fatto sapere a tutto il mondo che cos’è la Camorra. A marzo scorso, durante un processo, un avvocato ha letto un testo in cui accusava Roberto, un magistrato e me, di avere influenzato i giudici, mentre nessuno di noi tre si era occupato di quel processo. Il senso di quella dichiarazione non ci è molto chiaro. Quel che è certo è che se non fosse stato per Saviano sarebbe passata inosservata e non mi avrebbero messo sotto la protezione della polizia.


Molti dei suoi colleghi italiani sono molto critici verso Saviano, e affermano che il suo libro è pieno di errori e di invenzioni…

Questa è invidia! Ce l’hanno con lui perchè ha avuto successo. E’ ridicolo, è come se criticassimo Leonardo Sciascia perchè ha inventato la storia de “Il giorno della civetta”. I romanzi di Sciascia hanno formato tutta la mia generazione. E’ grazie a quelle letture che ci siamo interessati alla Mafia. Gomorra, inoltre, non è solamente un opera letteraria e si fonda su una documentazione molto importante e molto precisa. Tutti gli orrori che racconta Saviano sono veri. Io stessa gli ho fornito alcuni documenti da lui richiesti e non vedo dove sia il problema.


Lei ha subito minacce per diversi anni. Che cosa le rimprovera la Camorra rispetto ai suoi colleghi?

C’è sotto una storia grossa che risale all’inizio degli anni Novanta. Avevo evidenziato alcuni errori commessi nel corso del processo legato all’arresto, in Francia, del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, il famoso Sandokan, un caso che avevo seguito molto da vicino. Il mio articolo ha spinto i magistrati a riaprire il processo in appello e a confiscare a Sandokan dei terreni per un valore di 10 miliardi di lire (più di 5 milioni di euro), una fortuna all’epoca. Immagino che non me l’abbia mai perdonata. Ricordo di aver pubblicato l’articolo il giorno della mia partenza per le vacanze… al rientro al lavoro, ho notato che un uomo mi seguiva dappertutto, anche in tribunale. Gli ho chiesto chi fosse. Era noto come un uomo vicino ai Casalesi… più tardi, un pentito ha raccontato che avevano intenzione di uccidermi e ha rivelato alcuni dettagli della mia vita privata che provavano che la Camorra sapeva perfettamente tutto quello che facevo. E’ a quell’epoca che ho accettato una proposta di lavoro a Napoli e ho lasciato Caserta, il tempo di farmi dimenticare un po’…


Camorristi e mafiosi vengono continuamente arrestati, ma si ha l’impressione che più si va avanti con gli arresti, più la Mafia diventa potente. In un recente dossier, se ne parla come della “più importante holding del paese”.

Effettivamente, siamo ben lontani dall’averla sconfitta! Sono stati fatti molti arresti, è vero, ma mai fra i boss, che sono tuttora in libertà. E’ là il pericolo. I “soldati”, quelli, si sostituiscono senza problemi. Qui la Camorra ha tutta la manodopera che vuole. In effetti, bisognerebbe arrestare anche i ragazzini, anche i bambini dentro le pance delle loro madri, rimodellarli, non lo so… bisognerebbe cambiare tutto. Caserta, fino a poco tempo fa, era campagna. Poi abbiamo tolto i cittadini dai loro campi e ne abbiamo fatto degli operai, in fabbriche costruite con l’aiuto della Cassa per il Mezzogiorno, in un territorio che non era adatto per questo. Quegli operai sono diventati ben presto dei disoccupati… E, per uscire dalla miseria, cosa c’è di meglio della Camorra?


Potremo mai sbarazzarcene?

Voglio sperarlo, ma io non vedrò quel giorno. Forse i miei nipoti o i loro figli. Ci vorrà molto tempo, perchè bisogna cambiare le mentalità. Un esempio: alcuni boss sono degli imprenditori straordinari, potrebbero condurre molto bene i loro affari nella legalità e guadagnare molto denaro. Invece , hanno bisogno di essere boss per esercitare il loro ascendente sul loro entourage, insediare un potere sul territorio. E’ questa, ai loro occhi, la cosa più importante. Difficile da comprendere.


Vivere con una minaccia di morte che incombe su di lei, ha senso?

Faccio il mio lavoro con serietà, tutto qui. Di tanto in tanto me ne vado. Da quando ho scoperto Parigi, non perdo un’occasione per tornarci. Il mio sogno sarebbe avere una casa lì, sull’Ile Saint-Louis… Chi lo sa? Se “L’oro della Camorra”, il mio libro che spiega come i boss di qui hanno fatto fortuna e controllano l’economia del paese, vende… Nell’attesa, vivo sempre in compagnia di almeno due poliziotti che che mi lasciano solo di notte. Nonostante ciò, recentemente un ladro si è introdotto in casa mia, non si sa come, visto che abito all’ultimo piano. Ha rubato soltanto un oggetto: una medaglia per la lotta contro la Camorra.


Un nuovo avvertimento?

Senza dubbio. Ma cosa dovrei fare? Le sfilate di moda? Sono fatalista e mi dico che come si è nati si dovrà anche morire un giorno. No?


Breve biografia

1960: nasce a Napoli il 16 febbraio.

1991: pubblica un articolo che mette in causa Sandokan, il boss dei Casalesi.

2008: il 13 marzo un avvocato della Camorra accusa Rosaria Capacchione e Roberto Saviano di influenzare i giudici. Tre giorni dopo, la giornalista è messa sotto protezione della polizia.

5 novembre: pubblica “L’oro della Camorra”.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 15 dicembre 2008 )
 
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