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Sacconi/Carfagna : "civiltà giuridica" e pari opportunità PDF Stampa E-mail
Scritto da Irene Giacobbe   
venerdì 07 novembre 2008

Image Licenziamento” per pensiero non uniforme della Consigliera Nazionale di Parità.

Roma, 6 novembre 2008 - Esprimere “viva preoccupazione in merito all’incidenza negativa sull’occupazione femminile”  dei decreti emanati dal governo non è consentito. La Professoressa Fausta Guarriello, docente di diritto del lavoro, nominata consigliera nazionale di Parità dal Governo Prodi (alla scadenza naturale del mandato di Isabella Rauti , nominata dal governo Berlusconi )  è stata “dimissionata” dalla carica da parte del nuovo “padroncino” del Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali Sacconi, di concerto con la collega per le pari opportunità (sic!) Carfagna. 

 

Mentre il mondo assisteva con il fiato sospeso all’elezione del presidente Usa,  Sacconi agiva e la Carfagna  sottoscriveva “di concerto” il decreto di revoca della consigliera nazionale.

La colpa di Fausta Guarriello è la “troppa competenza” in materia.

In una nota del 23 luglio 2008 infatti  la Consigliera faceva notare come i provvedimenti in materia di detassazione degli straordinari e dei premi aziendali ad personam “ contribuiscono ad accentuare i differenziali salariali tra uomini e donne (mediamente intorno al 25%). Inoltre la Consigliera di parità segnalava che “l’abrogazione della legge 188 del 17 ottobre 2007 sulle dimissioni volontarie, legge approvata con voto quasi unanime nella scorsa legislatura su iniziativa delle parlamentari di tutti gli schieramenti politici, lascia prive di tutela le lavoratrici in un momento particolarmente critico quale quello della gravidanza e del rientro dalla maternità”.

L’odiosa pratica delle dimissioni in bianco, rilevata sia dalla rete delle consigliere che dagli ispettori del lavoro e così ampiamente diffusa nel nostro paese, non poteva più essere sottoposta ad alcun controllo. Risulta sorprendente affermava la Guarriello nella sua nota “l’abrogazione di una legge che ha l’obiettivo di affermare un principio di civiltà giuridica , quello della volontarietà delle dimissioni”. Non ancora certa di aver espletato fino in fondo il suo ruolo istituzionale a  difesa delle pari opportunità tra uomini e donne inoltre la professoressa segnalava , “l’assenza di misure di promozione dell’occupazione femminile regolare, in particolare nei servizi di cura alla persona e alla famiglia, come segnalato anche da uno studio di Bankitalia, nonché la carenza di misure di welfare a sostegno dei giovani e della famiglia che allontana ancor più il nostro paese dal raggiungimento degli obiettivi europei facendo della questione del lavoro femminile una vera emergenza Nazionale.

Il decreto di revoca sottoscritto dai due ministri, dovrebbe essere oggetto di ampia discussione nelle aule giuridiche, e fornire spunti di sicuro interesse anche agli scrittori satirici. Infatti dopo aver

  • ritenuto   che tra i compiti sono ricompresi “promozione della coerenza della programmazione delle politiche di sviluppo territoriale rispetto agli indirizzi comunitari, nazionali e regionali in materia di pari opportunità” e “sostegno delle politiche attive del lavoro, comprese quelle formative , sotto il profilo della promozione e della realizzazione di pari opportunità” ,
  • considera , qualche riga più in basso che esiste mancanza di sintonia con gli indirizzi politici del Governo che come abbiamo ampiamente visto sono chiaramente segnalati come discriminatori e vessatori nei confronti dell’occupazione femminile e delle donne occupate e con figli e
  • ritiene sussistente un evidente pregiudizio nell’attuazione delle linee di azione che il Governo intende perseguire in materia .

 

La Consigliera di Parità non è una autorità indipendente,  sottolinea il decreto, guai a pensarlo, quindi va revocata.

Ci attendiamo una precisa ferma e coerente denuncia di questo attacco alla figura di tutte le consigliere di parità e della rete nazionale costituita. Auspichiamo  che nella prossima riunione della rete emerga con fermezza la volontà di contrastare nel nostro Paese questo ritorno al passato più oscuro e retrivo e delle destre fasciste al governo.

 

 

 
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