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Quell'annientamento che chiamano stupro PDF Stampa E-mail
Scritto da di Chiara Valentini   
luned́ 12 gennaio 2009

Image"Servono a poco i soldati mandati con tanta inutile enfasi per le strade, o i 500 vigilanti sguinzagliati in questo disgraziato evento romano di capodanno se la società in cui viviamo si fa sempre più violenta e meno solidale, se il disprezzo per il genere femminile sale e le voci delle donne pensanti hanno sempre meno spazio, in Tv e altrove."

Quell’annientamento di sè che chiamano stupro

Postato in http://valentini.blogautore.espresso.repubblica.it/category/ il 3 Gennaio, 2009

Non farebbe notizia se non fosse successo la notte di capodanno, e perdipiù a una megafesta patrocinata dal comune di Roma ,il fatto che una ragazza venga trascinata fuori dalla pista da ballo, stuprata da un numero imprecisato di maschi e abbandonata per terra coperta di lividi e sangue. Non farebbe notizia come non la fanno le tante storie simili che succedono a ripetizione, e non solo ai rave party del 31 dicembre, ma nei giorni qualsiasi dell’anno, all’uscita del cinema o ai giardinetti, dalle parti di qualche scuola o in casa di un amico di cui ci si fidava a torto.

Fra le tante previsioni per questo 2009 appena cominciato nessuno ha messo in campo un’emergenza di cui si parla malvolentieri, l’emergenza stupri. Se trovate troppo astratte le cifre impressionanti dell’Istat provate a parlare con chi ha a che fare con questi drammi. Fatevi due chiacchiere con una dottoressa di un pronto soccorso, con una psicoanalista che ha in cura ragazze e giovani donne, con qualche operatrice delle case antiviolenza. Tutte, con parole diverse, vi racconteranno di come sono chiamate sempre più spesso a dare un aiuto a chi ha subito quell’umiliazione e quell’annientamento di sè che non ci sono parole per descrivere.

Queste ragazze e donne che è troppo comodo chiamare compassionevolmente vittime molte volte chiedono aiuto nel loro ambiente di riferimento, ma raramente decidono di rivolgersi a un tribunale (meno del 9 per cento lo fa, dicono gli istituti di ricerca). E come dar loro torto se ormai sono più rari della famosa mosca bianca i violentatori che restano almeno un po’ in galera, fra patteggiamenti e attenuanti e riti abbreviati. Per non parlare della pressione che viene spesso dall’ambiente sociale e quasi sempre dalle famiglie dei maschi violenti, con una legge che scarica sulla donna il peso della denuncia.

Così restano chiuse in un circuito di solidarietà femminile tante vicende banalmente atroci, dalla ragazzina violentata in un parco pubblico della civilissima Emilia senza che nessuno abbia mosso un dito alla studentessa sequestrata per una notte di violenze da sei compagni d’università alle mille altre storie senza storia. A diventare pubblici, a tenere banco almeno per qualche giorno sui giornali sono solo gli stupri che interessano alla politica, che vengono usati come armi contundenti. Non è difficile capire quanto peso aveva avuto nella vittoria elettorale della destra a Rome la vicenda atroce di Giovanna Reggiani e la campagna elettorale martellante, con le relative promesse di una città finalmente sicura. Ma servono a poco i soldati mandati con tanta inutile enfasi per le strade, o i 500 vigilanti sguinzagliati in questo disgraziato evento romano di capodanno se la società in cui viviamo si fa sempre più violenta e meno solidale, se il disprezzo per il genere femminile sale e le voci delle donne pensanti hanno sempre meno spazio, in Tv e altrove.

Suggeriamo almeno un buon proposito per il nuovo anno, evitiamo di raccontarci e farci raccontare che nel prossimo futuro le cose andranno meglio.

Ultimo aggiornamento ( luned́ 12 gennaio 2009 )
 
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