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ESTERI(1) - l'Africa riparte dalle bambine PDF Stampa E-mail
Scritto da Surfing   
marted́ 13 gennaio 2009

ImageAFRICA - HIV, malnutrizione, guerre e condizioni di vita a volte durissime in Africa uccidono gli adulti e molto spesso i bambini. Esistono però diversi progetti di sostegno allo sviluppo su cui possono contare le bambine rimaste sole, come “La casa di Anita”, un modello di comunità-famiglia ed un progetto interamente gestito da donne vicino a Nairobi (Kenia), per bambine di strada.

Intitolato ad Anita Pavesi, giudice ordinario del Tribunale dei Minori di Milano, scomparsa nel 1998, lavora sulla base dell'esperienza dell'economista Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006 e fondatore della Grameen Bank, l'istituto bancario che a partire dagli anni settanta ha finanziato progetti di microcredito principalmente rivolti alle donne con sorprendenti risultati di efficienza finanziaria e crescita economica e sociale.


Le bambine ospiti del progetto “casa di Anita”, vengono sottratte alla strada ed alle violenze, per essere accolte in un contesto familiare, curate, ed istruite, per ridare speranza a loro stesse ed a tutta la comunità in cui crescono.


Si tratta di un progetto che vuole investire sulle donne, a partire dalla ricostruzione di un nucleo-famiglia come base per creare quel tessuto micro-economico fondamentale che in molti paesi del terzo mondo si sta dimostrando efficace per lo sviluppo di intere aree.


Le prime 24 bimbe arrivarono nel 1999, accolte da 3 coppie di genitori keniani. Ora è tempo di nuove accoglienze, e di offrire strutture ed istruzione adeguate alle ragazze che ne frattempo sono cresciute. “La casa di Anita” è stata creata con l’aiuto di Amani un’organizzazione non governativa italiana, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri come idonea alla realizzazione di progetti in paesi in via di sviluppo. E’ laica, fondata tra gli altri dal padre comboniano Kizito Sesana, particolarmente attivo in Africa. "Ma il progetto è tutto africano e nasce dall'idea di trovare giovani coppie disposte a fare da genitori non soltanto ai propri figli naturali, ma anche a un certo numero di bambine - otto per ognuna delle tre coppie - selezionate in un centro di prima accoglienza". (La Repubblica)


Amani ha investito 145mila euro per il progetto di ampliamento del Centro (costruzione, arredi, funzionalità…). Il progetto prevede l’istituzione di una scuola per alfabetizzare le bambine e per le bambine più grandi: corsi di informatica e sartoria. Naturalmente, la scuola e tutte le attività del Centro sono diventate un punto di riferimento per il territorio, ed un’opportunità anche per bambini/e ed adolescenti che vivono nei dintorni.

 

Ultimo aggiornamento ( marted́ 13 gennaio 2009 )
 
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