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Power&Gender Testata giornalistica online Registrazione tribunale di Roma n° 481/2006 del 13/12/2006 Direttrice responsabile: Eva Panitteri
Edita dall'Associazione Power And Gender

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Scritto da Eva Panitteri   
mercoledì 14 febbraio 2007

Image Ampia partecipazione dei lettori di Power&Gender, che alla nostra richiesta di pronunciarsi rispondono con commenti puntuali e riflessioni. Su tutto prevalgono l'attenzione al diritto delle persone, e la libertà di  poter scegliere il modello di vita che più si vuole.

 

15Feb.(Nadia-39anni-Riano)

Sono favorevolissima alle unioni di fatto, pur non essendo contraria all'istituzione matrimoniale civile o religiosa che sia, anche se ho personalmente scelto di non volermi sposare in nessuna forma. Ritengo che ogni unione tra persone possa non solo essere rispettata, ma riconosciuta legalmente e senza discriminazione alcuna, senza comunque provocare nessuno stravolgimento delle forme di unione, civili o religiose, già ampiamente riconosciute. Basta con queste eccessive ingerenze della Chiesa! Come dice Rosy Bindi (che è pur notoriamente una fervente cattolica): «Io amo pensare alla Chiesa che si occupa delle cose di Dio». Ecco, la Chiesa deve tenere conto dei mutamenti radicali degli ultimi decenni nella nostra società. Torni ad occuparsi dei veri drammi che flagellano l'umanità e col suo potere, "spirituale" ma soprattutto temporale, pensi a far qualcosa di costruttivo per risolverli. Penso alla fame nel mondo, alle guerre. E divulghi pace, amore e solidarietà tra i popoli.

 

14Feb.(Fernando Di Nicola – Roma)

Trovo che le DICO, qualora approvate dal Parlamento, sarebbero un netto miglioramento della qualità della vita per gli interessati. In particolare apprezzo:
1) La collocazione intermedia tra il matrimonio, vero e proprio contratto sociale con forte impegno proiettato sull'intera vita, ed una convivenza completamente informale, privata. Il fatto che ci sia una "dichiarazione" (centrata su uno stato di fatto) e non un "patto" (impegno per un rapporto futuro) a mio parere rafforza il ruolo intermedio di cui si sentiva l'assenza.

2) L'applicabilità di questa formula intermedia a soggetti che non potrebbero comunque accedere al matrimonio (omosessuali e altri conviventi non coppie).

3) La concretezza con cui sono stati normati aspetti estremamente complessi quali diritti ereditari, sanitari, e doveri quali il mantenimento (nei soli casi di indigenza del convivente).
Resta aperto, e perciò negativamente ambiguo, il trattamento riservato ai diritti pensionistici di reversibilità. Bisogna perciò attendere per poter dare un giudizio complessivo.

14Feb.(Luigi-46anni-Milano)

L’articolo è una perfetta sintesi dell'attuale stato delle cose.

In pratica un'Italia che cambia le sue abitudini, i suoi usi, i suoi costumi sempre molto più rapidamente di quanto il legislatore riesca a seguire costringendolo sistematicamente ad una affannosa rincorsa per tentare di sanare con norme e leggi una realtà che ai più risulta inconfutabile ed una Chiesa che si ostina ad arroccarsi su principi che oltre che "vecchi" diventano sempre meno applicabili.

Senza dimenticarci che i diritti della persona sono inalienabili e per questo anche irrinunciabili, quindi, indipendentemente dal sesso, dalla fede religiosa o politica, due persone che si vogliono bene devono poter godere degli stessi diritti della collettività di cui, non dimentichiamocene, fanno parte anche loro.

14Feb.(Roberto-25anni-Padova)

L’ editoriale è ben congeniato e specchia le perplessità della società sulla campagna mediatica pro-religione che si sta scatenando a fronte di una situazione sociale che vede la religione sconfitta, ormai da anni, relativamente alle unioni familiari e non. L'obsolescenza della visione cattolica è un qualcosa da cui la Chiesa dovrebbe ripartire per potersi rilanciare a livello mondiale, più che adottare politiche conservative che, anche nel caso della contrapposizione con l'Islam, fanno fare alla società religiosa un passo indietro alla notte dei tempi. La società è cambiata, la chiesa no e non riesce ad accettare che il cambiamento della società non sia più sotto il proprio controllo così come, forse, una volta.

14Feb.(Alessandra-39anni-Bracciano)

Ho letto questa mattina l'articolo sui DICO. Il nostro paese è molto lento nei cambiamenti, in senso generale: siamo rimasti per anni ad una mentalità ante-prima-guerra-mondiale (1915-1918). Per quanto riguarda le unioni di fatto, non sono contraria e nemmeno favorevole, semplicemente le accetto. Ho sempre creduto e credo nella libertà di ogni essere umano e la questione dei DICO non ha priorità nei miei pensieri. Ci sono malati che non possono permettersi di pagare le medicine che aumentano, ci sono stupratori che escono (a volte nemmeno entrano) dalla galera dopo due giorni…Credo che due persone che si amano (VERAMENTE) possano convivere, decidere di sposarsi o non farlo, sposarsi in municipio, fare dei figli se lo desiderano, divorziare e risposarsi con qualcuno che gli piaccia di più, in piena consapevolezza e, pazienza se la Chiesa non è d'accordo e non potrà esserlo perché predica ben altro (l'amore eterno e per la stessa persona finché morte non li separi). Il contenzioso tra le parti è proprio questo, ma non potrebbe essere diversamente altrimenti crollerebbe il loro potere e la loro divulgazione del cattolicesimo. Addirittura non autorizza l'uso (ESSENZIALE) del profilattico nei paesi più poveri dove l'aids, fa tante ma tante vittime.

13Feb.(Alessandro-39anni-Roma)

 

Prenderei con le molle la descrizione ISTAT della famiglia italiana. Non mi fido dei metodi e della gestione. Basta vedere come è calcolata l'inflazione, e quale dovrebbe essere -secondo loro- l'influenza del costo di casa o assicurazione auto sulla spesa media degli italiani... Per questo diffido, e mi affido a ciò che conosco: la società è cambiata ma non credo basti a modificare un certo perbenismo strisciante. Poi la società italiana sta invecchiando e questo non aiuta di certo il rinnovamento mentre, per definizione, incrementa la conservazione. La gestione politica della società che ne risulta è di conseguenza: economia alla deriva, nessun investimento per il futuro, per i giovani, per la ricerca, per l'energia. Basta il “tiriamo a campare” e sfruttare le rendite di posizione. Prendere rischi, mai!!! Non è proprio possibile prendere una decisione politica, giusta o sbagliata che sia, condivisibile o meno, senza dover utilizzare il bilancino del farmacista o il manuale Cencelli?

13Feb.(Fulvio-56anni-Roma)

Comprendo e condivido quanto si dice "nell'editoriale". Vorrei aggiungere due considerazioni per sperare di poter condividere con altre/i un comune sentire. Sono stanco di discutere dei DICO partendo da cosa dice "la Chiesa", voglio partire da me, dal mio ruolo di cittadino adulto, libero, responsabile e solidale. Sarebbe bello se tutto il turpiloquio ecclesiale (e dei relativi, bacia pile) cadesse in un assordante silenzio, nella indifferenza di chi si sente forte dei propri diritti/doveri........ Credo, in quanto cittadini/e di un Paese, democratico e laico, che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a come, con quali strumenti giuridici, con quali ruoli sociali, LO STATO facilita la vita degli adulti che "decidono", senza ledere le libertà altrui, di essere solidali tra di loro, di mettere insieme le loro risorse e le loro aspettative di vita, di intrecciare il loro tempo e in molti casi o quasi sempre, scambiarsi amore (...qualcuno incautamente vorrebbe sapere anche per quanto tempo??!!..) E' LO STATO che attraverso le leggi deve riconoscere questa "forma" sociale umana che nulla toglie alle altre modalità solidaristiche sociali già codificate.
Coraggio quindi, impegniamoci tutte/i a parlare dei DICO come argomento di libertà, di diritto, di rispetto, che arricchisce e fortifica la società "civile".

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 16 febbraio 2007 )
 
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