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Home arrow Numero 65 arrow Caso Englaro: le riflessioni di una scrittirice
Caso Englaro: le riflessioni di una scrittirice PDF Stampa E-mail
Scritto da EP   
venerd́ 27 febbraio 2009

ImageBeppino Englaro è sotto accusa, a pochi giorni dalla morte di sua figlia Eluana, con l'imputazione di "omicidio". Un atto dovuto, a quanto pare, in un paese dove troppo spesso si tenta di far valere certe opinioni, senza curarsi di cosa si calpesti nella corsa per imporre un dato volere. Una riflessione pungente e gentile sul punto viene da Lidia Ravera, che dopo averla esposta a Piazza Farnese il 21 febbraio, la ripropone dal proprio sito. "In margine al dolore, condiviso da tanti, per la morte lunga, per i sedici anni consecutivi in cui ha continuato a morire. Eluana Englaro, in margine al malinconico, secco sollievo, per la fine dell’esposizione del suo corpo martoriato, nel reparto di un ospedale, mi assalgono pensieri bizzarri."...

..."Apparentemente scollegati gli uni dagli altri. Per esempio penso: certo il fatto che gli alti prelati, il Sommo Pontefice e i suoi vicari, non abbiano figli, non siano padri o madri, c’entrerà pur qualcosa, influirà, almeno un pò sulla loro cecità, sulla loro durezza implacabile, normativa. Chiunque abbia cresciuto una figlia sa quanto è insopportabile vederla soffrire inutilmente, veder calpestata la sua dignità, vederla trattata come un corpo, come un simbolo, come un’anima. Una figlia è un pezzo di te. Se lei soffre tu soffri. Se le mancano di rispetto tu senti vergogna. Se l’hai provato, questo tipo particolare d’amore, non intralci il faticoso cammino di un padre, che ricorda perfettamente sua figlia ragazza, sua figlia viva, sua figlia com’era prima dell’incidente che l’ha uccisa (perché è l’incidente che l’ha uccisa), e quanto orrore le provocava l’ipotesi di essere mantenuta artificialmente in una sorta di vita meccanica, inerte, inerme. Poi penso: perché con gli animali siamo naturalmente pietosi, tutti? Perché è ritenuto normale portare dal veterinario il cagnolino morente e abbreviare con un’iniezione la sua pena? Perché i cani non hanno l’anima o perché non possono volere? Noi possediamo, pare, sia l’anima che la volontà. L’anima è un privilegio che si paga perdendo il diritto ad esercitare la propria volontà. L’anima è di Dio, quindi decide lui. Vogliamo abortire? Non possiamo, perché l’embrione che portiamo dentro ha l’anima anche lui e non si tocca. Vogliamo, con tutto il cuore, un figlio e, poiché la natura non ci aiuta, ci deve assistere la scienza. Possiamo attrezzarci per metterlo al mondo, questo figlio ? No, perché i figli sono, anch’essi, proprietà di Dio, e la legge divina impone di produrli naturalmente, nel corso di un atto d’amore (più o meno, non si sottilizza) in età fertile, fra marito e moglie. Ogni altra ipotesi è out. Nostra figlia, nostra madre, una creatura che amiamo è in coma irreversibile. Vogliamo poterla seppellire, poterla piangere. Possiamo? No. Perché nel suo corpo morto, grazie a una miriade di santi tubicini, pulsa l’anima. E l’anima la gestisce il Vaticano. Ho pensato: ma perché quando ci sono di mezzo la vita, la morte o l’amore la Chiesa Cattolica pretende di assumere il comando, promuove ad universali le sue regole particolari, impone la sue opinioni a tutti, e non soltanto, come è giusto, ai cattolici? Ho pensato: meno male che, di tanto in tanto, una persona gravemente ammalata (per esempio Piergiorgio Welby, per esempio Luca Coscioni) oppure il padre di una persona mantenuta in vita con accanimento dalla somministrazione di terapie invasive quanto inutili, mettono a disposizione di tutti noi la loro terribile esperienza, così siamo tutti costretti a riflettere sul tema del rispetto per la vita umana, per una morte umana. Siamo costretti a misurare la crudeltà degli integralismi e delle intransigenze. A prendere posizione. A opporre, finalmente, l’empatia laica alla raggelante normatività cattolica. Ho pensato che c’è qualcosa di eroico nel trasformare un dolore privato in una battaglia di tutti, nel lasciarsi invadere dalle parole degli altri, quando si vorrebbe soltanto fare presto, fare in silenzio. Per questo io lo vorrei ringraziare, Beppino Englaro."

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 27 febbraio 2009 )
 
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