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Iran, le donne chiedono diritti e finiscono in cella PDF Stampa E-mail
Scritto da di Cesare Buquicchio (l'Unità)   
lunedì 02 febbraio 2009

ImageIRAN - Chiedeva una firma Nafiseh Azad. Nient'altro che una firma per una petizione volta a cambiare le leggi islamiche che, in Iran, limitano i diritti delle donne come lei. Ma Nafiseh Azad è stata bloccata dagli agenti dei servizi di sicurezza ed arrestata mentre con la sua petizione raccoglieva firme fra i gitanti a Darrakeh, sulle montagne a nord di Teheran, meta di escursioni di giovani e famiglie durante i fine settimana. Con lei sono state arrestate altre due attiviste. Sono decine, nel paese le attiviste femministe imprigionate e condannate negli ultimi due anni per aver preso parte a questa campagna, denominata «Un milione di firme» dal numero di adesioni che intendono raccogliere per la loro iniziativa.

Sono soprattutto le leggi in materia di divorzio e di custodia dei figli che questa campagna mira a modificare. «Su questi temi siamo considerate delle cittadine di seconda categoria» spiega Sussan Tahmasebi, una delle leader del movimento nato dopo che una manifestazione, il 12 giugno 2006, fu soffocata dalla violenta reazione della polizia di Teheran.

L'ondata di arresti delle ultime settimane, secondo le organizzatrici della campagna, è una forma di pressione che le autorità stanno intensificando in vista delle manifestazioni programmate per l'8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne. Ma, fa anche parte della repressione di voci critiche alla presidenza Ahmadinejad, già sotto accusa dalla comunità internazionale per il suo programma nucleare. Lo scorso autunno anche una femminista iraniana-americana, Asha Momeni, era stata incarcerata per quattro settimane per avere realizzato un documentario sulla campagna. E, pur essendo stata rilasciata, non le è stato ancora consentito di fare ritorno negli Usa.

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 03 febbraio 2009 )
 
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