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Il Business sarÓ rosa... PDF Stampa E-mail
Scritto da di Loretta Napoleoni   
lunedý 20 aprile 2009

ImageCRISI-2 - Nella crisi finanziaria gli operatori maschi hanno fatto scelte sbagliate a causa dell'alto testosterone. Lo dicono gli studi. Troppo testosterone crea la cosiddetta 'euforia della vittoria', una sensazione di onnipotenza che porta l'individuo all'azzardo. L'intossicazione degli ormoni del successo, dunque, altera la percezione del rischio, un fattore che ha sicuramente contribuito alla crisi attuale. La soluzione? Più spazio alle donne manager.

da l'Espresso - "Nel 1997 Brooksley Born, presidentessa della Commodities futures trading association americana, chiede al congresso una legislazione sull'uso dei derivati. Alan Greenspan e Robert Rubin, rispettivamente a capo della Riserva federale e del Tesoro, rifiutano l'idea. La Born percepisce il rischio che l'economia americana corre in modo diverso dai colleghi maschi, per i quali questo pericolo addirittura non esiste. Il motivo? La diversa psicologia dei due sessi.


Anche il mercato finanziario ha una sua psicologia. Ce lo ha spiegato John Maynard Keynes, l'economista che salvò l'America dalla grande depressione. Quello che non sapevamo, e che la crisi attuale sembra dirci, è che la finanza globale risente della produzione ormonale maschile, data la schiacciante presenza di uomini in questo settore. Uno studio dell'Università di Cambridge su un campione di agenti di cambio britannici dimostra che guadagni sopra la media aumentano nell'uomo la produzione di testosterone, l'ormone della virilità. Troppo testosterone crea la cosiddetta 'euforia della vittoria', una sensazione di onnipotenza che porta l'individuo all'azzardo. Ed ecco una rilettura della crisi del 1929 in questa chiave: il grande crollo chiude un periodo d'euforia dei mercati, durante il quale gli operatori si indebitano oltremisura per acquistare azioni il cui valore sale grazie all'eccessiva domanda da loro generata; si tratta insomma della classica bolla finanziaria. Nonostante molti indicatori economici prevedano la crisi, nessuno presta loro attenzione perché tutti (banche, agenti di Borsa, speculatori e investitori) sono vittime di un ottimismo eccessivo e ingiustificato. L'intossicazione degli ormoni del successo, dunque, altera la percezione del rischio, un fattore che ha sicuramente contribuito alla crisi attuale.


L'euforia della vittoria neutralizza nel cervello dell'uomo il processo di valutazione razionale. Lo dice uno studio dell'Università di Harvard, secondo il quale tra il livello di testosterone e quello di rischio esiste una stretta correlazione. Tanto più alto il primo, tanto maggiore sarà il secondo. Ecco una spiegazione alternativa delle bolle finanziarie e del perché per natura le donne sono meno inclini al rischio. "Dubito che 'Lehman Sisters' avrebbe rischiato tanto quanto Lehman Brothers", fa notare Anna Cecile Holt, consigliere di amministrazione di alcune finanziarie Usa.


L'alta propensione al rischio maschile è anche alla base delle discriminazioni salariali; gli uomini negoziano le retribuzioni con più aggressività e sanno vendersi meglio delle colleghe. Lo studio di Harvard dimostra però che i rendimenti professionali delle donne sono migliori di quelli dei colleghi: il gentil sesso insomma sa gestire meglio il denaro. Infatti le uniche banche non coinvolte nella crisi dei subprime sono quelle che hanno promosso le donne in posizioni manageriali, spiega Heather McGregor, headhunter nella City di Londra.

A detta del professor Joe Herbert dell'Università di Cambridge, gli ormoni maschili giocano un grosso ruolo anche nelle situazioni di grande stress lavorativo. Se il testosterone alza la soglia del rischio che si è disposti a correre, un altro ormone, il cortisolo, rende i maschi eccessivamente cauti di fronte ai crolli del mercato.

Prodotto in situazioni di grande stress o quando la volatilità dei mercati è alta, il cortisolo ingigantisce i pericoli e quindi finisce per prolungare le fasi di contrazione dei mercato. Secondo John Coates, co-autore dello studio di Cambridge, l'intervento delle banche centrali nelle prime settimane della crisi finanziaria non ristabilisce la fiducia nei mercati perché gli operatori sono in preda al cortisolo, che li spinge a non fidarsi di nessuno. Sono come bambini terrorizzati.


Jeremy Holt, uno psicologo che prepara il personale delle banche d'investimento alla battaglia finanziaria, sostiene che l'eccesiva produzione ormonale legata alle fasi di ascesa e discesa del mercato fa finire gli uomini nella 'Zona', una dimensione ben nota anche ai campioni sportivi, dove si agisce in preda a uno status d'irrazionalità inconscia, che oscilla dall'euforia alla depressione a seconda che si vinca o si perda.


Tutti concordano che la decisione di lasciar fallire Lehman Brother sia stata irrazionale. Possibile che sia stata presa da uomini intrappolati nella 'Zona'? Bernanke e Paulson, rispettivamente a capo della Riserva federale e del Tesoro Usa, non prevedono che il fallimento di una delle quattro più importanti banche d'investimento al mondo farà crollare l'intero sistema, e questo dopo un anno di salvataggi bancari in extremis. Ma anche Tim Geithner, presidente della Riserva federale di New York nominato da Obama capo del Tesoro, condivide quest'ottimismo surreale. Fuld, che da più di un decennio guida la Lehman, si comporta in modo analogo: dieci giorni prima del fallimento rifiuta una generosa offerta di acquisto dalla Korea. Il motivo? La certezza di essere infallibili.


Possibile che nella gestione delle crisi le donne mantengano una soglia di razionalità più alta degli uomini? È quanto risulta da uno studio di Moneywise.co.uk, giornale finanziario inglese, che scrive che il 25 per cento degli uomini sono preoccupati delle proprie finanze a causa della crisi del credito, contro il 43 delle donne. Sebbene il 65 per cento dei due sessi spenda oggi di meno, il risparmio maschile è una frazione di quello femminile. Le donne hanno un rapporto con il denaro più razionale, meno emotivo e sono più inclini al risparmio. Certamente questa è la conclusione a cui è arrivato il governo islandese: affida il compito di risollevare il paese dalla bancarotta a due donne, Elin Sigfusdottir e Birna Einarsdottir. Paradossalmente, l'Islanda scivola nella china dell'eccessivo indebitamento alla fine della presidenza di una donna, Vigdis Finnbogadottir. Un gruppo di giovani banchieri intossicati da buoni di produzione miliardari pompa la bolla finanziaria: 67 miliardi di dollari rispetto a una popolazione di 300 mila abitanti.


La finanza non è sinonimo d'azzardo: è la presenza massiccia degli uomini che, in alcune circostanze, porta all'assunzione di rischi eccessivi. Bloccate sempre alcuni gradini sotto i consigli di amministrazione o la presidenza delle banche, finora le donne sono rimaste fuori dai veri giochi di potere finanziario. Le statistiche dimostrano che per il gentil sesso è più facile fare carriera nell'esercito che in finanza.


Infrangere i soffitti di vetro sembra la nuova formula per risolvere la crisi del credito ed evitare che tra qualche decennio l'ennesima bolla finanziaria travolga l'economia mondiale. Se per mantenere in vita la razza umana sono necessari tutti e due sessi, perché non usarli per proteggerla dai pericoli dell'economia canaglia?. "

Ultimo aggiornamento ( lunedý 20 aprile 2009 )
 
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