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Donne e scienza in Europa ed in Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
sabato 28 marzo 2009

ImageROMA – Le donne ci sono, si incontrano, si confrontano. Ci sono a Roma come in Europa e discutono tessendo fili che diventano collegamenti, poi snodi, ed infine diventano reti. Il secondo incontro del ciclo “Abitare la cittadinanza – L’Europa siamo noi” a cura dell’ AFFI, svoltosi sabato 28 marzo alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, ha affrontato il tema della “partecipazione” dal punto di vista delle donne di scienza, prevalentemente dall’angolatura delle tematiche più eticamente sensibili. Un incontro particolarmente sentito...


L’esperienza raccontata dall’europarlamentare Pia Locatelli nell’impegno per rimuovere gli ostacoli che impediscono l’accesso delle donne alla comunità scientifica, traccia un percorso di mediazione e di dialogo con i vari “nemici” della libertà di ricerca, per impedire lo “spreco di opportunità”. Il risultato di un mercato unico” della conoscenza viene realizzato nella UE attraverso un’agenzia pan-euroea che, svincolata dalle regole restrittive dei singoli stati membri in tema di ricerca, assume ad unico criterio fondante l’eccellenza del progetto da sviluppare. La vittoria di una donna di scienza, e della sua integrità.


Gli argomeni ed i temi che si toccano sono tanti; le domande -se possibile- ancora di più, ma le risposte sembrano anticiparle: perchè le donne sono poche nelle posizioni apicali e nei luoghi in cui si decide, e perchè sono numericamente sotto-rappresentate anche all'interno della comunità scientifica? In un contesto socio-culturale dove il modello educativo proposto alle donne europee è sempre stato a forte impostazione cattolica, il pensiero di genere, anche all’interno della ricerca scientifica tarda a trovare la propria affermazione: le donne riescono ad inserirsi per meriti in quei segmenti dove la caratterizzazione maschile è meno forte, ovvero dove non ha una profonda radice storica.


Nel corso dell’incontro, allora, come sottolineato anche da una delle relatrici, si collegano ipotesi e dati prima slegati, pervenendo a ragionamenti articolati e condivisi… L’Italia non è un paese per pensatori, né per spiriti laici e liberi, quanto un paese dove i tempi emergenziali con cui sono state scritte ed approvate le leggi sui temi della bioetica (dalla legge 40 sulla fecondazione assistita che stabilisce il prevalere del diritto dell’embrione sul diritto della madre, alla legge sul testamento biologico, che diventa dettato ideologico) tratteggiano un tessuto sociale dove su questi ed altri temi regna sovrana la confusione e la cattiva informazione, e dove i giovani non hanno “il senso della propria collocazione nel mondo, della propria identità di uomini e donne e del loro rapporto con la religione”.


Così, mentre il modo in cui l‘Italia affronta le tematiche eticamente sensibili definisce “un paese a sovranità limitata” (Pia Locatelli) dove sulla connotazione laica della costituzione prevalgono l’attacco alla scienza ed il disprezzo della prova scientifica portati avanti dalle gerarchie vaticane, i veri talenti e le menti più creative cercano fuori d'Italia -spesso riuscendo- percorsi e strade alternative all’invisibilità, ed al sonno dell’eccellenza.

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 30 marzo 2009 )
 
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