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Shirin Ebadi chiede nuove elezioni in Iran PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Giuliani   
mercoledý 24 giugno 2009

ImageBruxelles, 23 Giugno 2009 -Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace 2003, stamattina nei locali della Ligues des Droits de l’Homme a Bruxelles ha denunciato “la risposta violenta del governo iraniano verso le persone che manifestavano pacificamente in Iran contro i risultati ufficiali delle presidenziali”. La Ebadi si è pronunciata per l’annulamento dello scrutinio presidenziale contestato del 12 giugno scorso e richiede l’organizzazione di nuove elezioni con la supervisione di osservatori internazionali. La premio Nobel iraniana ha indicato le condizioni che secondo lei contribuirebbero a riportare la calma nel suo paese:

 Le condizioni che secondo lei contribuirebbero a riportare la calma nel suo paese: 1) La liberazione incondizionata di tutte le persone arrestate nell’ambito delle proteste. 2) La cessazione immediata delle violenze da parte delle autorità e l’autorizzazione a manifestare come lo prevede la costituzione. 3) L’annulamento delle elezioni del 12 giugno e lo svolgimento di nuove elezioni sotto la supervisione di osservatori internazionali. 4) Concedere risarcimenti alle vittime o alle loro famiglie. Shirin Ebadi rientrerà in Iran (si trovava in Spagna alla veglia delle elezioni per un seminario previsto già da sei mesi) ma non conosce ancora le date. Dall’Iran dove è in vigore una forte censura i colleghi le richiedono di testimoniare nel mondo sulla situazione del Paese. Ritornerà quando avrà terminato la sua missione, cosciente che la sua sicurezza personale non vi sarà assicurata, come del resto per chiunque sul posto difende i diritti umani.  Infine, sul ruolo e le priorità delle donne nel contesto attuale, la Ebadi ha risposto come già fece dopo le elezioni legislative, quando ricevuta nel febbraio 2004 al Parlamento Europeo dalla Commissione Affari Esteri e dalla Commissione per i Diritti della Donna e Parità di Genere in riunione congiunta, sottolineando il fossato sempre più profondo tra cittadini e governo :“Per le donne la democrazia è la prima tra le priorità”. 

 
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