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''Scacciati e schiacciati'': le accuse di Human Rights Watch PDF Stampa E-mail
Scritto da Redattore Sociale   
martedì 22 settembre 2009

ImageROMA - L'Italia respinge in Libia migranti e richiedenti asilo africani intercettati nel Canale di Sicilia senza valutare se possano considerarsi rifugiati. E in Libia sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e sottoposti ad abusi. È quanto afferma Human Rights Watch in un rapporto intitolato: "Scacciati e schiacciati: l'Italia e il respingimento di migranti e richiedenti asilo, la Libia e il maltrattamento di migranti e richiedenti asilo". Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati ad Human Rights Watch, e autore del rapporto: "La realtà è che l'Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi". Per Human Rights Watch bisogna "inserire la clausola diritti umani nell’accordo quadro con la Libia''.

Da L'Unità: "Le autorità italiane rispediscono brutalmente i rifugiati nelle mani dei loro torturatori, le autorità libiche commettono abusi e l’Unione europea non fa rispettare le leggi. È questo il quadro che emerge dal rapporto presentato ieri dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw), intitolato «Scacciati e schiacciati» e dedicato ai respingimenti italiani in Libia. «L’Italia - si legge nel rapporto - intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi e, senza valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi». Il documento è stato diffuso in coincidenza con la riunione dei ministri degli Interni europei a Bruxelles, dove l’Italia ha ribadito di essere in linea con le normative internazionali.

 

[...] Le testimonianze raccolte sono agghiaccianti. Si parla di percosse, di abusi, di violenze sessuali. Al campo di deportazione libico di Bin Gashir, ha raccontato Paul Pastor (i nomi sono modificati) le autorità «iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare ». Madihah, una ragazza eritrea di 24 anni, ha raccontato che «tutte le donne hanno avuto problemi con la polizia» libica, che «arrivava di notte e sceglieva le donne da violentare»."

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 22 settembre 2009 )
 
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