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Dopo Mesiano l'ora di Ingoia: l'attacco ai magistrati continua PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
mercoledì 11 novembre 2009

ImageROMA - Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, torna per la terza volta a fare uso strumentale della televisione pubblica (prima sul caso escort e poi sulla manifestazione per la libertà di informazione) e con l'editoriale del 9 novembre nell'edizione del telegiornale delle 20, prende di fatto le difese del Lodo Alfano. Spunto: le dichiarazioni di qualche giorno addietro del pm Antonino Ingroia che aveva fatto "un richiamo ai principi fondamentali scritti nella carta costituzionale". Secondo Minzolini però "l'abolizione dell'immunità parlamentare è stato un vulnus alla Costituzione e c'è da auspicare che sia sanato".


Dopo l'attacco mediatico del TG1al giudice Antonino Ingoia, avvenuto a meno di un mese dall'attacco mediatico al giudice Mesiano, esposto dal TG5 al pubblico ludibrio per via di un paio di calzini azzurri, considerato che le norme sull'immunità parlamentare non sono state affatto abrogate per tutti i reati connessi all'esercizio delle funzioni politiche, viene da domandarsi se non vi sia un disegno più ampio ed articolato volto a delegittimare le persone che in questo paese consentono quel minimo di contraddittorio rispetto alle posizioni del governo e del Presidente del Consiglio: la tattica del discredito che già vediamo in atto, insieme alla tattica del gettar fango, confondere le idee e strumentalizzare porzioni di verità mischiandole al gossip, avrà successo a lungo andare?


Mentre il giudice Ingroia si difende, Minzolini raccoglie il Biasimo dal Cdr del Tg1 costretto, per l'ennesima volta, a prendere le distanze dal suo direttore. Nel comunicato diffuso, si stigmatizzano così le dichiarazioni di Minzolini: "Anche questa volta non siamo d'accordo. Anche questa volta il direttore ha schierato il telegiornale con un editoriale sul contestato tema della riforma della giustizia sposando esplicitamente le posizioni della maggioranza di governo. Uno strappo che contrasta con il ruolo di giornale istituzionale e non governativo caro a tutta la redazione, un ruolo che il Cdr continuerà a difendere".


Biasimo anche da Rosy Bindi,: «Non è questo il ruolo dei giornalisti del servizio pubblico men che meno di un direttore di testata. Il Parlamento sarà anche pieno di magistrati ma la Rai è soffocata dai portavoce di Berlusconi. Siamo certi che il presidente della commissione di Vigilanza Rai saprà esercitare il proprio ruolo di garanzia a tutela del diritto dei cittadini ad essere informati correttamente e a non subire la propaganda del governo» (La Repubblica.it)


In un post del 10 novembre di Luigi De Magistris (luigidemagistris.it) ripreso anche da MicroMega, si leggono le precisazioni di chi si trovava «al fianco di Ingroia, a Napoli, proprio mentre pronunciava le parole al centro della polemica -strumentale- di Minzolini: posso confermare di aver ascoltato un ragionamento di semplice buonsenso che non aveva niente del programma eversivo a cui accenna il direttore del Tg1. »

De Magistris accusa quindi il direttore del TG1 di uso scorretto anzi di «abuso del suo ruolo e dello spazio che esso gli consente. Altrettanto grave è l'indice che ha puntato verso un magistrato impegnato in indagini delicatissime riguardanti la mafia, a cui ha attribuito "un obiettivo improprio, quello di ribaltare il corso degli eventi"».


Chiede poi De Magistris se un magistrato abbia «il diritto di lanciare il suo grido di allarme sulla tenuta del sistema giudiziario e della giustizia stessa di fronte a provvedimenti di governo che a suo avviso li compromettono? Può avvisare la società civile che sono in ballo progetti di riforma del codice di procedura penale e delle intercettazioni che, stando a quanto si evince, rischiano di mettere in difficoltà la facoltà investigativa della magistratura e in particolare la lotta alle mafie e ai colletti bianchi? Ha la libertà di citare Falcone e Borsellino e il loro insegnamento che la lotta alle mafie non si fa solo nei tribunali, ma è una missione culturale e civile? Credo di sì, credo che un magistrato abbia non solo la facoltà e il diritto, ma il dovere di farlo. Come credo che forse è proprio nel riferimento ai due giudici palermitani, che Ingroia ha compiuto domenica, che si annida il terrore del potere opaco e dell'informazione asservita, che vorrebbero mantenere "quel puzzo di compromesso morale" che non solo li garantisce ma che condividono.»

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 novembre 2009 )
 
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