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Se la TV vģola la dignitą delle donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca Moretti   
lunedģ 01 marzo 2010

ImageROMA - “Non considero niente di più feroce della banalissima televisione”. Lo diceva Pier Paolo Pasolini trent’anni fa ma, accendendo i nostri schermi, oggi, ci rendiamo conto che sono pochi i contenuti che si possono considerare non banali. E coloro che maggiormente ne fanno le spese sono le donne: sfrecciano davanti a noi, continuamente, immagini di corpi che vengono sfruttati. In un vero e proprio 'mercato della carne'. La donna è in televisione non per le sue abilità (quelle semmai verrano dopo), bensì per il suo fisico, corretto,  rivisto, reso irreale. Ormai la donna 'deve' essere bella non solo per soddisfare il desiderio maschile: l’immagine televisiva non più fine a se stessa, non più solo intrattenimento, diventa sinonimo del nuovo potere dell'apparire.

Nel nostro paese orientamento è  molto evidente. La ricerca del Censis  Woman and media in Europe” (anno 2006) inquadrando il panorama italiano, fa emergere dati sconcertanti: “I costumi di scena risultano più che audaci nel 36,9% dei casi, le inquadrature indulgono vojeuristicamente sul corpo delle ballerine/attrici in quasi il 30%. Solo nel 15,7% la donna è valorizzata, cioè rappresentata in maniera da evidenziare capacità professionali o anche umane. Dunque, al di là di uno stereotipo “sessista” esplicitamente manifestato (ciò avviene solo nell’8,3% dei casi) la donna del varietà è soprattutto il suo corpo, abbondantemente esposto. Non emergono capacità e abilità particolarmente evidenti né vengono citate o sottolineate. L’estetica complessiva resta quella dell’avanspettacolo.”

 

Ma la rappresentazione televisiva della donna quale 'oggetto da esposizione' non è un fenomeno solamente nostrano. Come non considerare il caso americano della starlette del reality "The Hills",  Heidi Montag(23 anni),  che  per far decollare la propria carriera musicale si sottopone a dieci interventi chirurgici in un solo giorno? Esistono comunque anche nel panorama televisivo italiano esempi positivi. Da questo punto di vista le fiction sembrano un buon terreno di coltura.

 

Riprendendo sempre i dati della ricerca del Censis: “La fiction rappresenta forse il genere televisivo che meglio e più di altri sta cercando di intercettare il cambiamento sociale che ha interessato negli ultimi decenni l’universo femminile. E tale sforzo non sta tanto (o non solo) nello scegliere come protagoniste delle storie, donne professioniste (commissarie di polizia o donne medico) o donne di eccezionali qualità umane, quanto nello sforzo di evidenziare aspetti dell’essere donne-persone nel mondo professionale.”

 

Una rappresentazione realistica e corretta della donna porterebbe più facilmente il pubblico femminile ad una identificazione senza frustrazioni. Concorrerebbe ad abituare il pubblico alla cultura del rispetto. Insegnerebbe a vedere  l'altro (la donna) come persona piuttosto che come oggetto. La televisione, soprattutto quella pubblica, per riappropriarsi del proprio ruolo culturale e formare il senso critico (con un occhio alle nuove generazioni), deve ridare dignità alla figura femminile. Come? Attivando un cambiamento sistemico che, pur avendo bisogno di tempo, si realizzi attraverso  un coinvolgimento attivo che parta proprio dal rispetto delle persone.

 

 
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