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Violenza: stop alla mattanza delle donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
mercoledì 14 luglio 2010

ImageDONNE - Perché ci si ostina a chiamare delitto passionale la mattanza delle donne per mano di compagni, o ex compagni? Perché, a chi priva una donna della propria vita, brutalmente, a volte dopo anni di persecuzioni, la società ed il racconto della cronaca parepreferiscano rilasciare il lasciapassare -la facile giustificazione- del raptus, o del momento di follia, invece che costringere a prendere atto che da anni le donne sono dentro una pericolosissima spirale? Si continua a chiamarli delitti passionali, ma non sono che la punta dell'iceberg di un atteggiamento maschile violento verso le donne, fatto di possesso, gusto del controllo, gelosia vigliaccheria e necessità di  deprivare le donne della libertà di scelta, della loro autonomia e della loro libertà. La mattanza delle donne pare non volersi fermare in questa calda estate. I modi di uccidere, sempre più efferati, vigliacchi, pieni di odio violento.


Gli assassini sono di tutte le età, appartengono a tutti gli ambiti sociali,  italiani e "stranieri". Tutti accomunati dallo stesso disprezzo della vita della persona che perseguitano, aggrediscono, feriscono, uccidono. Tutti egoisti all'ennesima potenza. Tutti incapaci, questi assassini, di accettare la fine di una relazione, di accettare la libera scelta -la libertà di scelta- di una donna che non desidera più stare con loro. Se questi uomini avessero un briciolo di coscienza e di onestà intellettuale, prima di tutto riconoscerebbero che parte del problema sta dentro di sé, in questo modo di essere violenti e prevaricatori. Essere una coppia non vuol dire, per nessuno, (ma sono gli uomini maggiormente a dover riflettere),  pretendere che l'altra sia a disposizione, che si modelli e si modifichi sulle altrui esigenze, che abbia la funzione di riempire certi vuoti o di sostituire certe assenze.


Il 13 luglio a  Ceva (Cuneo), un uomo ha ucciso l'ex fidanzata ed il nuovo compagno di lei. A Civitavecchia un uomo rumeno ha ucciso la sua compagna. Mentre altre donne rimaste anonime cercano di sottrarsi dalle minacce dei compagni o ex,  le cronache degli ultimi giorni presentano una lunga lista di necrologi: ELEONORA NOVENTA, uccisa a 16 anni dall' ex fidanzato trentenne (suicida). Fa particolarmente impressione il caso di questa minorenne con un "fidanzato" grande. ANNAMARIA TARANTINO, uccisa a Riano (Roma) da un uomo di cui aveva rifiutato le avances. DEBORA PALAZZO, 20 anni di Cremona, uccisa da un ex fidanzato, anche lui suicida. SONIA BALCONI e MARIA MONTANARO, accomunate da una relazione, in tempi diversi, con quello steso uomo che prima di suicidarsi le è andato a cercare in città diverse per ucciderle. SIMONA MELCHIONDA, uccisa a Novara anche lei dall'ex fidanzato. CRISTINA ROLLE uccisa a Collegno (TO) dall'ex marito. DANIELA CARDONI, anche lei uccisa -qui siamo a Maontova- dall'ex marito. Un'escalation di sopraffazione, alla quale deve esser posta la parola fine: chi ama davvero, o ha davvero amato, non limita, non soffoca, non prevarica. Né, tanto meno, uccide.

 

 
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