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Fuori il "bunga-bunga" dal governo del paese PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
martedì 15 febbraio 2011

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quadro di M. Colazzo
ROMA - Lo so, non si dovrebbe fare! Criticare le altre donne, intendo. E' una cattiva azione. Ma ci sono delle volte in cui bisogna dire quel che si deve dire: a Belen e Canalis, le veline 2011 dell'Ariston, non interessava intervenire alla manifestazione delle donne (e degli uomini) del 13 febbraio, quella nelle piazze di tutta Italia e di mezzo mondo indetta per chiedere a Berlusconi, ai media ed alle istituzioni di aver rispetto della dignità delle donne Italiane... Non si era notata l'assenza gentili amiche, ma grazie per averla voluta ricordare a posteriori, tra le dichiarazioni a margine del Festival di Sanremo. Utile considerazione! Lo dico, non vogliatemene, con un pizzico di sospetto, ma appartengo a quella schiera di bacchettone malpensanti radical-qualcosa, snobbate dalla ministro Gelmini, che invece di starsene in poltrona, alla manifestazione hanno dedicato tempo, una una mezza giornata tolta al riposo, magari dopo una lunga settimana di lavoro in ufficio e dentro casa. Vorremmo aggiungere, noi voci della piazza (magari per qualcuno voci a vanvera, ma certamente voci libere!) che ciascuno è libero di fare quel che crede, anche Mr. B., come diceva Giulia Buongiorno dal palco di Roma, ma -questo va detto e va pure trasmesso ai giovani- entro i limiti della decenza e certamente entro quelli della legalità! Quindi libere di non aver voluto esserci, Canalis e Rodriguez ma, perdonateci, è triste, ma non così importante! Abbiamo visto invece presenze e volti di donne della politica e della cultura insieme ai tanti e tanti volti di noi gente comune, in questa splendida domenica romana. Abbiamo visto facce venute per sorridere, e mani pronte ad applaudire, e piedi che hanno voluto aggiungere rumore al rumore della voce della piazza, una Piazza del Popolo il cui nome è stato una volta ancora nobilitato dall'assemblea di un plebiscito popolare. Altro che quattro gatti!

 

E mentre Gianfranco Fini invitava sè stesso e Berlusconi a dimissioni volte a consentire una nuova scelta popolare, la replica di Arcore era sempre... 'il due di picche'. Ovvero non mollare neanche di un millimetro le posizioni che si è riusciti a guadagnare. E le poltrone. Questo, mentre il mondo del lavoro, con Susanna Camusso neoleader della CGIL, chiedeva per donne e uomini la possibilità di partecipare a pieno titolo alla vita del paese, senza essere ridotti solo a meri spettatori. E mentre dalle istituzioni, attraverso la Gelmini, giungeva la miope considerazione che in piazza vi fossero solo poche sfigate politicizzate. Ebbene IO NON CI STO! E come Suor Eugenia Bonetti, dico che in quelle piazze d'Italia e del mondo c'era la gente vera, quella ancora capace di pensare, di vedere oltre il lustrino, di ascoltare al di sopra della caciara e della gazzarra che da anni, quasi dappertutto nella vita e nella 'cosa' pubblica siamo stati costretti a sopportare. Siamo tutte e tutti "responsabili del disagio umano e sociale del paese", e "dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, a partire dalle autorità civili e religiose, dal mondo maschile e maschilista che non si mette mai in discussione", per tornare a "riappropriarci dei valori sui quali si basa il bene comune".


Ben venga lo scorrere delle cose quotidiane e la festa del Festival di Sanremo, e ben venga quel Gianni Morandi che invece in piazza il 13 febbraio avrebbe voluto andare, perchè, tra opposti e contrapposti, è giunto il tempo di guardare alle cause, piuttosto che agli effetti, se vogliamo veramente riprenderci, come donne, e come persone, la dignità ed il rispetto che questo paese ci deve. Che non siano allora i festini hard ad Arcore o nelle mille case private o "chiuse" a determinare il criterio di selezione della classe politica femminile, che non sia il soldo ad attirare i numeri per governare, che non sia il mercimonio a prevalere. Si torni al valore del merito, degli studi, dei titoli acquisiti nelle scuole, nelle università, o sul campo, con le persone, e che l'Italia torni a scegliere la forza della dignità che si trova nella promozione della cultura, di quella cultura, per dirla con delle donne dal palco di Roma che"in Italia è molto forte, ma, come le donne, per farsi sentire deve molto combattere". Insomma FUORI il berlusconismo fatto dell'immaginario del bagaglino, e FUORI il "bunga-bunga" dal governo del paese. Adesso: se non ora, quando?

Ultimo aggiornamento ( martedì 15 febbraio 2011 )
 
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