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La parità finalmente nei consigli di amministrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da EP   
martedì 05 luglio 2011

ImageROMA - Martedì 28 giugno la Camera, dopo aver svolto la discussione generale, ha approvato in via definitiva la proposta di legge Golfo, approvata, in un testo unificato, dalla Commissione Finanze della Camera e modificata dal Senato, recante Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati (C. 2426C. 2956-B). Dal dibattito in Aula, queste le dichiarazioni della Comaroli: "Nella recente analisi di Assonime sull'attuazione del codice di autodisciplina riferita all'anno 2010 si legge che le donne presenti nei consigli di amministrazione rappresentano il 6% del totale, mentre le donne presenti nei collegi sindacali il 7%. Sembra quindi appropriata un'azione legislativa capace di imprimere un'accelerazione alla presenza femminile negli organi di amministrazione e controllo, altrimenti difficilmente realizzabile."

(Comaroli) "Mentre il testo approvato dalla Camera prevedeva la decadenza dei componenti eletti, la nuova formulazione del testo istituisce invece un'articolata procedura per le ipotesi in cui il consiglio di amministrazione, ovvero il consiglio di gestione eletto, non rispetti i predetti criteri di equilibrio dei generi. In prima istanza, si prevede che la Consob emetta una diffida nei confronti della società che non abbia rispettato tali regole affinché si adegui entro il termine massimo di quattro mesi. Qualora la società non ottemperi a tale diffida si prevede l'applicazione di una sanzione pecuniaria amministrativa da 100 mila euro a 1 milione di euro, secondo criteri e modalità stabiliti con regolamento della Consob e la fissazione di un ulteriore termine di tre mesi per adempiere. In caso di ulteriore inosservanza di tale ultima diffida si applica la sanzione della decadenza dei membri del consiglio." [...] "Nella recente analisi di Assonime sull'attuazione del codice di autodisciplina riferita all'anno 2010 si legge che le donne presenti nei consigli di amministrazione rappresentano il 6% del totale, mentre le donne presenti nei collegi sindacali il 7%. Sembra quindi appropriata un'azione legislativa capace di imprimere un'accelerazione alla presenza femminile negli organi di amministrazione e controllo, altrimenti difficilmente realizzabile." [...] "il 1o marzo 2011 la Commissione europea ha presentato una relazione sui progressi realizzati nella parità tra uomini e donne nel 2010 in cui un ampio capitolo è dedicato alla parità di genere nel settore economico. Per quanto riguarda in particolare le donne nel processo decisionale, la Commissione rileva che, nonostante il fatto che sempre più numerose siano le donne altamente qualificate e che la partecipazione al mercato del lavoro delle donne sia in aumento, esse sono tuttora minoritarie rispetto agli uomini in posti di responsabilità nella politica e nelle imprese, specialmente ai più alti livelli. Dati raccolti nel documento di lavoro su cui si fonda la relazione mostrano che nonostante 9 lavoratori su 20 siano donne, il numero di donne con funzioni direttive, fra cui direttori, amministratori delegati e dirigenti di piccole aziende, nell'Europa sono meno di un terzo." [...] "Non vi sono donne fra i Governatori delle Banche centrali dell'Unione europea e le donne rappresentano soltanto il 16 per cento negli organi decisionali più elevati di tali istituzioni. Le statistiche della Commissione europea indicano infatti che l'Italia è ventinovesima, su 33 Paesi censiti, per numero di donne presenti nei consigli di amministrazione delle società quotate e conta solo il 4 per cento di amministratori di sesso femminile, contro una media dell'Unione europea a 27 membri dell'11 per cento, seguita solo da Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo."

 
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