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Medicina: la differenza di genere è un dato di fatto PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
lunedì 02 aprile 2012

ImageROMA - Martedì 27 Marzo la Camera ha approvato la mozione Palagiano, Binetti, Martini, Livia Turco, De Camillis, Stagno D’Alcontres, D’Anna ed altri n. 1-00974 concernente iniziative per il potenziamento della “medicina di genere”. Da molto tempo si sente la necessità di un approccio alla medicina che scelga di ascoltare le diverse specificità di donne ed uomini, garantendo quindi il miglior trattamento medico possibile ad entrambi i generi. Per capirne l’importanza, basti considerare che la principale causa di morte nei paesi occidentali è data dalle malattie cardiovascolari. In quest’ambito, dopo una certa età, sono le donne ad esserne maggiormente colpite. Ugualmente, sono le donne a soffrire maggiormente delle patologie che portano dolore cronico, dei dolori più forti, come quelli del cancro, del parto, della cefalea a grappolo, che interessano le donne mentre le medicine sono a tutt’oggi testate e predisposte sulle specificità dell’organismo maschile. Anche le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer, colpiscono le donne il doppio rispetto all'uomo, e gli oppioidi non sono altrettanto efficaci sulla donna. “Nonostante le donne vivano più a lungo, in realtà hanno una qualità di vita sensibilmente inferiore e fruiscono di meno cure”.

In Italia, nell'ultimo anno, 33mila donne hanno subito un attacco cardiaco e molte hanno perso la vita. Il farmaco principale usato per la prevenzione per le malattie tromboemboliche, sia cardiache che al cervello, è l'acido acetilsalicilico, cioè la cardioaspirina. In base ad uno studio che prende in esame 23 trials compiuti su 100mila donne, questo farmaco sarebbe meno efficace, se non addirittura poco efficace sulle donne. La differenza di assorbimento dei farmaci dipende dalla differente metabolizzazione. Un processo che nell'organismo femminile è legato al tessuto adiposo, presente nelle donne in quantità maggiore del 25% rispetto agli uomini, che hanno invece una maggiore concentrazione di acqua nell'organismo.


Dall’intervento in Aula di ANTONIO PALAGIANO “E se parlo del dolore, il dolore cronico, quello che affligge gran parte della popolazione, ovvero il 26 per cento, ebbene, il 56 per cento di questo 26 per cento sono donne. Non mi riferisco soltanto alla fibromialgia ma anche all'artrosi, all'artrite e alle malattie dolorose in generale che colpiscono maggiormente l'organismo femminile. Anche le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer, per esempio, che si presenta con un'incidenza del 100 per cento in più, quindi il doppio nelle donne rispetto all'uomo, ma anche le allergie, le vene varicose, gli incidenti cardiovascolari, dicevo prima e il diabete, sono tutte patologie che interessano maggiormente le donne, proprio probabilmente per il doppio ruolo che la donna svolge nella società, al mattino in fabbrica o comunque nell'industria o nella scuola, e la sera e il pomeriggio a casa.


Vi sono delle differenze che non possono essere più limitate soltanto all'apparato riproduttivo come si pensava una volta. In realtà, le donne che frequentano maggiormente gli ambulatori dei medici - si calcola che il 58 per cento dei «clienti», lo dico tra virgolette, dei medici di medicina generale sono donne - ebbene, le donne sono quelle che consumano più farmaci che sono però testati soltanto sull'uomo quindi viviamo in un paradosso in cui le industrie, proprio perché le donne rappresentano un soggetto poco stabile da un punto di vista endocrinologico, consumano più farmaci che vengono testati sugli uomini, perché le industrie considerano sconveniente il modello femminile. E questo è uno dei punti di questa mozione in cui diciamo che chi vuole venire a fare ricerca in Italia deve garantire un numero statisticamente significativo - ciò compare nell'ultima versione della mozione quella che hanno firmato tutti i partiti - che deve essere sicuramente di genere femminile, altrimenti le ricerche non hanno alcun senso.


Ebbene, si possono fare molti altri esempi legati proprio al fatto che, nonostante le donne vivano più a lungo, in realtà hanno una qualità di vita sensibilmente inferiore e fruiscono di meno cure perché, lo ripeto, i farmaci non sono testati. Per queste ragioni non possiamo più ragionare come una volta e considerare la differenza di genere soltanto una differenza a livello dell'apparato riproduttivo. La differenza di genere è un dato di fatto, lo dimostrano molte ricerche e sicuramente oggi non possiamo più ragionare come un tempo ed è importante acquisire una sensibilità di genere per poter garantire il miglior trattamento possibile sia alle donne sia agli uomini, sia alle nostre bambine sia ai nostri bambini. Anche loro, lo ripeto, hanno bisogno di terapie specifiche e quindi è in gioco l'appropriatezza delle cure. […]


Abbiamo anche chiesto con questa mozione un «percorso rosa», che possa garantire alle donne italiane sicuramente una tutela più stringente della gravidanza. Mi riferisco alla partoanalgesia, che è po' una nostra fissa, ma si cui noi vorremmo arrivare ad altri standard di livello europeo. Le ricordo sempre -per la terza volta, Ministro- che a fronte di un 16 per cento di offerta della partoanalgesia in Italia, c'è una richiesta del 90 per cento, e bisogna fare qualcosa per rendere il parto indolore e per far sì che si abbia un abbattimento di quei numerosi tagli cesarei che dipendono, per esempio, dalla sofferenza del parto. I dolori più forti, lo dicevo prima, il dolore del cancro, il dolore del parto, il dolore della cefalea a grappolo, interessano le donne. Ci sono ricerche che dicono che gli oppiacei e gli oppioidi non sono altrettanto efficaci sulla donna.


Vorremmo che all'università si insegnasse anche questa materia, anche attraverso dei master dedicati a chi desidera approfondire l'argomento. Abbiamo chiesto quindi una maggior appropriatezza terapeutica. Con l'approccio di genere si garantisce questa maggiore appropriatezza terapeutica, ed il Sistema sanitario nazionale risparmia, perché attualmente potrebbero essere somministrate alle donne delle terapie inefficaci o addirittura che producono degli effetti collaterali maggiori e quindi dannosi sul loro organismo. Credo che ignorare questa questione della medicina di genere non sia soltanto anacronistico, ma anche irresponsabile, irrazionale, ed antieconomico. Ministro, secondo il World Economic Forum, l'Italia è al settantaquattresimo posto per la cultura di genere, dopo il Bangladesh, il Ghana, e il Perù. Votando a favore di questa mozione l'Italia dei Valori si augura che l'Italia possa essere tra i primi paesi in cui la medicina di genere costituisce una priorità del Governo, nell'interesse non solo delle donne ma di tutta la collettività.”

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 02 aprile 2012 )
 
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