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Convegno Donne in diplomazia: a Roma il 16 luglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Surfing   
lunedì 16 luglio 2012

ImageROMA – Bisogna “accrescere la consapevolezza dell’esigenza di una maggiore partecipazione femminile alla governance mondiale”. Queste le parole del Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, all’apertura del forum internazionale Women in Diplomacy al MAE a  Roma.  Meno del 20% dei decisori a livello mondiale sono donne, e nonostante i ruoli importanti ricoperti in ogni campo, molto resta ancora da fare in termini di parità economica e affermazione in politica. Le donne, sempre più protagoniste dei processi di transizione socio-politica ed economica, rappresentano tutt’oggi una risorsa non ancora pienamente valorizzata. Questi alcuni dei temi al centro del dibattito della conferenza internazionale ‘Women in Diplomacy – Building a Network for a Better World’, in svolgimento alla Farnesina il 16 luglio. L’iniziativa rappresenta un seguito concreto al progetto “Le donne nel servizio pubblico” lanciato lo scorso dicembre dalla Segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, e volto all’affermazione dell’uguaglianza di genere nella governance globale e nel servizio pubblico

Tra le presenti, molte le donne note sulla scena internazionale, dalla Sottosegretaria di Stato Marta Dassù, ad esponenti di governo ed alte cariche di organizzazioni internazionali, rappresentanti della società civile ad esponenti del mondo industriale. Fra gli altri, la Vice Presidenta del Senato, Emma Bonino, il Ministro dell’Educazione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, in diretta telefonica la Ministra del Lavoro, Elsa Fornero, e  tramite un contributo video registrato  anche la Segretaria di Stato americano, Hillary Clinton e l’ex Presidenta del Cile Michelle Bachelet.


L’evento prevedeva tre sessioni, una dedicata al tema “Gender and merit”, la seconda al tema “Global awakening: women in societal change”, relativa al ruolo delle donne nei movimenti sociali verso la democrazia, e la terza sul tela “Womenomics: why growth and innovation need women”, sul contributo apportato dalle donne alla crescita economica.


Il Ministro Terzi, nel discorso di apertura dei lavori ha sottolineato come restino “ancora poche le donne in diplomazia. Gli ambasciatori donne accreditati presso il Quirinale sono 20 su 139 residenti: poco più del 14%. Nella diplomazia italiana, sono 168 le donne su un totale di 909 diplomatici: il 18,5%”,  numeri che “riflettono in parte un ritardo generazionale: le donne furono ammesse nella diplomazia solo nel 1964” ma che si generano anche per via del fenomeno che vede in tutto il mondo una  “ridotta presenza di donne anche nei vertici delle aziende del Paese. Sono solo il 3,1% le amministratrici delegate nelle società private.”Negli ultimi anni però nei bandi dei concorsi diplomatici sono state “espressamente incoraggiate le candidature femminili e il 30% dei vincitori degli ultimi concorsi è donna.”


[…] “Negli ultimi anni la comunità internazionale ha acquisito maggiore consapevolezza dell’esigenza di un ruolo più profilato delle donne nei processi decisionali. Ne è prova la Risoluzione 1325 del 2000 su “Donne, pace e sicurezza” con la quale il Consiglio di Sicurezza ha sollecitato una maggiore rappresentatività femminile nelle fasi di prevenzione, gestione e risoluzione delle crisi.” […] “Le donne sono state protagoniste della primavera araba. Sono scese coraggiosamente nelle vie di Tunisi, a Piazza Tahrir e per le strade di Sana’a, hanno partecipato in massa alle prime consultazioni elettorali e sono ora presenti nelle nuove istituzioni democratiche. In Libia, le donne registratesi per il voto sono state il 47% degli elettori e l’affluenza femminile è stata almeno pari a quella maschile. Un quarto dell’Assemblea costituente tunisina, davanti alla quale il Presidente Napolitano ha pronunciato il suo discorso il 17 maggio, è composto da donne. Ci attendiamo che le nuove leadership arabe rispettino i diritti delle donne nelle Costituzioni, nella vita politica e sociale. La stretta connessione tra diritti delle donne e stabilità, inclusione e ricostruzione è la bussola con cui orienteremo il nostro sostegno ai processi di transizione.”

 

 
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