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Democrazia paritaria e informazione PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
lunedì 21 gennaio 2013

Image Ancora una volta l'Accordo di Azione comune per la Democrazia paritaria interviene nel dibattito politico. Con una lettera indirizzata alla Commissione di vigilanza, alla Rai e all'Agcom, le associazioni di donne chiedono il rispetto delle norme sulla par condicio nell'ambito delle trasmissioni per la comunicazione politica. Ricordano che le tabelle di monitoraggio hanno "dimenticato" di includere i dati di genere e chiedono, nel rispetto della legge, maggiore e migliore informazione . Di seguito la lettera

 ACCORDO DI AZIONE COMUNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Al Presidente Sergio Zavoli

e all’Ufficio di Presidenza  della
Commissione parlamentare per l’indirizzo generale 
e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi

Alla Presidente Annamaria Tarantola

al Direttore Generale Luigi Gubitosi
e ai Direttori di testata RAI TV

Al Presidente Angelo Marcello Cardani
Al Commissario relatore Francesco Posteraro
Al Segretario Generale Antonio Perrucci
e Al Segretario Generale ad interim Laura Aria
Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

 

Come è noto la legge 28 del 2000, che regolamenta la “par condicio” sui media tra i soggetti politici che si presentano alle elezioni, è stata modificata dall’articolo 4 della legge 215 del 2012, entrata in vigore il 26 dicembre 2012.
All’articolo 1 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
«2-bis. Ai fini dell’applicazione della presente legge, i mezzi di informazione, nell’ambito delle trasmissioni per la comunicazione politica, sono tenuti al rispetto dei principi di cui all’articolo 51, primo comma, della Costituzione, per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini»
Purtroppo, nonostante tale importante novità, alla quale l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha concorso, recepita nel Regolamento della Commissione di vigilanza e oggetto della circolare del 15 gennaio dell’AGCOM, finora le candidate donne hanno avuto l’opportunità di scarsissime presenze e altrettanto poche sono le giornaliste che conducono trasmissioni “politiche”.
Le tabelle di monitoraggio non includono i dati di genere e la stessa informazione sulla norma voluta dal Parlamento è inesistente. Basti citare il lungo servizio andato in onda il 18 gennaio all’interno del TG2 delle 20,30, che, oltre a ricostruire la nascita ed i contenuti della legge sulla par condicio, l’ha posta a confronto con quanto avviene in altri paesi ed ha diffusamente ricordato anche come si svolgeva la campagna elettorale nell’antica Pompei, omettendo però qualsiasi accenno all’equilibrio nelle presenze delle donne e degli uomini secondo le nuove disposizioni e nel rispetto dei principi costituzionali.
Tale situazione è inaccettabile, non solo perché aggiunge un ulteriore elemento che riduce, anziché favorire una maggiore presenza delle donne in politica, ma perché fa mancare, nelle discussioni che precedono il voto, la visione “di genere”, aumenta il distacco della maggioranza delle donne dalla politica e fornisce un’informazione distorta ad elettrici ed elettori.
Vi invitiamo a tener conto che il rispetto della par condicio incide, come affermato nella sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale, sul diritto alla completa ed obiettiva informazione del cittadino “ tutelato in via prioritaria soprattutto in riferimento a valori costituzionali primari, che non sono tanto quelli relativi alla “pari visibilità dei partiti”, quanto piuttosto quelli connessi al corretto svolgimento del confronto politico su cui in permanenza si fonda, indipendentemente dai periodi di competizione elettorale, il sistema democratico.”
Di conseguenza chiediamo formalmente, a ciascuno degli organismi e delle persone in indirizzo, nella propria competenza, di adoperarsi perché in questa campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento e di tre Consigli regionali sia rispettata la par condicio, compresi gli aspetti “di genere”, oggetto principale delle nostre richieste, provvedendo:
• a monitoraggi comprensivi di dati di genere da pubblicare secondo le disposizioni in vigore;
• ad aprire gli spazi assegnati ad un numero di donne non rapportato soltanto a criteri già in partenza penalizzanti, come quello della presenza come capo della coalizione o capolista, per assicurare confronti svolti da donne e uomini in proporzione corrispondente alla composizione demografica del Paese;
• a fornire una completa informazione sui contenuti della legge sulla par condicio, così come modificata dall’art. 4 della legge 215 del 2012;
• ad agire tempestivamente d’ufficio, e/o tenendo in debito conto le segnalazioni che dovessero pervenire da parte di cittadine e cittadini o associazioni, sulle violazioni della par condicio.
Inviamo i nostri più cordiali saluti.
Daniela Carlà, Marisa Rodano, Rosanna Oliva
Roma, 19 gennaio 2013

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