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Lo stupro in discoteca visto dalla TV PDF Stampa E-mail
Scritto da GIM   
mercoledì 05 giugno 2013

ImageDue “ragazzi” di 35 e 37 anni e una ragazza, che nel corso del colloquio TV diventa una “tipa”, incontrata in discoteca, nel corso di una festa di addio al celibato. Si fraternizza, offerte di drink, molti drink, poi i due “ragazzi”, uno di oltre 100 chili e l’altro più magro e con l’apparecchio ai denti, escono dalla discoteca abbracciati alla ragazza, consumano la “trombata”, rientrano come se nulla fosse con la ragazza tenuta “sottobraccio” dal più magro. Era stata lei a volere non uno ma due “ragazzi” contemporaneamente! La giovane donna dirà al pronto soccorso di essere stata colpita al volto- risulta dagli esami- di essere stata picchiata - presenta ecchimosi varie – e di aver subito violenza. Si va a processo, i due sono condannati a 5 anni, ma -ovviamente - non stanno in prigione, e non si danno pace, chiamano in soccorso la TV. E c’è chi si presta. In questo caso “Le Iene” di Italia 1.

Il repertorio difensivo storico e consolidato dello stupratore è tutto in bella evidenza, la parola a lor signori : “era consenziente”; avevano “pattuito”. “se la ragazza urlava” è ovvio, l’avrebbero sentita !! anche se stavano in campagna a pochi passi da una discoteca- tendone e amplificazione al massimo. Il fervorino finale antiviolenza del conduttore , che aveva dato inizio al reportage con l’immagine di una pia processione, nulla toglie all’attacco contro quella singola donna, contro quella singola magistrata, contro quella sentenza. Di seguito riproduciamo la denuncia collettiva - con la quale siamo pienamente solidali- della rete delle donne.

 


Al Direttore di rete Luca Tiraboschi 
E per conoscenza: Redazione di Le Iene
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SLC - Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione
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al segretario Francesco Aufieri

 

Egregio Direttore,

ultimamente un notissimo programma di intrattenimento e informazione di Italia1, Le Iene, reso molto popolare da servizi di denuncia che portano alla luce episodi di ingiustizie, truffe e corruzione, si è reso (inaspettatamente) portatore di contenuti fuorvianti e pericolosi riguardo alla percezione del tragico fenomeno della violenza di genere.

Al punto di raccogliere l’idea, sostenuta da alcuni, che le denunce presentate dalle donne contro violenze sessuali e domestiche, o atti di pedofilia, sia in gran parte “falsa”, addirittura indotta da un presunto malcostume femminile di denunciare “falsi abusi” al puro scopo di fare dispetti a persone di sesso maschile o di ricattare i rispettivi compagni.

Un’idea rivoltante, che nessun riscontro ha nella realtà, e che comporta il gravissimo pericolo di alzare ulteriormente il tasso di misoginia in un paese che vanta già un tristissimo primato nel continuo susseguirsi di femminicidi. Un’idea che fa capolino anche in un servizio dall’eloquente titolo “Stupro.. o sesso?”
presentato nella puntata del 2 giugno, in cui si mette in dubbio una sentenza di colpevolezza per stupro aggravato, senza alcun elemento serio. Dunque sulla base di cosa? Del parere dei due condannati.[
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/392733/casciari-sesso-o-stupro-.html]

Un servizio che ci ha profondamente indignato. I due uomini, (di 35 e 37 anni) condannati a 5 anni per stupro di gruppo e lesioni personali aggravate, hanno potuto dichiarare, davanti a milioni di persone, che la sentenza è persecutoria in quanto basata praticamente sul nulla: loro sono innocenti, in quanto adescati da una donna che ha richiesto di far sesso con loro. Cioè il quadro è esattamente lo stesso fornito eternamente dagli accusati, in tutti i processi per stupro che si rispettino: le vere vittime sono loro, mentre il colpevole è chi denuncia lo stupro. Una donna colpevole di calunnia e di avere ingiustamente devastato la loro vita di bravi ragazzi e lavoratori.

In nessun conto sono tenute le lesioni riscontrate dalla vittima al pronto soccorso:abrasioni agli arti, ecchimosi diffuse in tutto il corpo e sul volto. Secondo l’autorevole parere degli intervistati la ragazza se li è procurati nella passione di un atto consenziente: girandosi più volte nell'erba, e poi stava carponi sul terreno, è normale che avesse dei graffietti sulle ginocchia.

E perché la ragazza avrebbe deciso di affrontare un processo per stupro? Perché il giorno dopo si sarà pentita: di cosa? Della sua intraprendenza sessuale, e avrà voluto dimostrare che non era colpa sua, andando così a denunciare i due sconosciuti al solo scopo di danneggiarli.

E cosa avrebbe giustificato un servizio che, oltre a colpevolizzare una vittima, infanga il lungo e paziente lavoro degli inquirenti? inesistenti risvolti oscuri.

In conclusione, il conduttore commenta la vicenda adombrando che questa sentenza non convince, e conclude dicendo: non esprimiamo giudizi, ma aspettiamo l'esito del processo di appello.

Si, anche noi. Con fiducia verso la magistratura, che non pensiamo metta in atto strategie persecutorie verso il genere maschile.

Ultimo, e non meno importante: i processi si devono fare solo nelle aule di giustizia, dove sono valutati gli elementi reali per farli. Non in tv, per giunta dando la parola ai soli accusati.

Ferme tutte le garanzie costituzionali a difesa degli imputati e delle vittime, la giustizia "fai da te" suggerita in questo servizio delle Iene è inaccettabile nella tesi adombrata, e anche nel metodo, gravemente scorretto.

Pensiamo che il programma e i responsabili di rete si debbano scusare, e sconfessare senza reticenze simili contenuti e la filosofia che vi è sottesa.Noi, invitando a una maggiore vigilanza nella qualità dei messaggi, e negli esiti che possono avere, chiediamo le scuse formali.

3 giugno 2013
http://www.retedelledonne.org/

 

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 giugno 2013 )
 
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