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Sessista ed allergica alla parità: anatomia della pubblicità italiana 2.0 PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
giovedì 15 ottobre 2015

ImageIMMAGINE DONNA - I messaggi pubblicitari che le aziende e le agenzie confezionano, rappresentano essenzialmente un solo aspetto della donna: la fisicità. Per la pubblicità le donne professioniste sono una sparuta minoranza (14%) mentre gli uomini professionisti un folto plotone (66%). La pubblicità italiana ci racconta essenzialmente l’81,27% delle donne secondo una serie di stereotipi sessuali ormai pure sorpassati. 1)la bellissima=modella, 2) la presente ma solo decorativa, 3) quella in pose ed atteggiamenti che le fanno sembrare sempre “disponibili” o ”preorgasmica”, 4) quella ferma fissa ed imbambolata manco fosse uno stoccafisso o un “manichino”, o 5) quella parzialmente rappresentata, con inquadrature che zoommano su alcune sue parti, quelle del corpo femminile ritenute in un certo senso più… appetitose! (e spesso infatti usate per reclamizzare cibi). Insomma si fanno fantasiose acrobazie in questo settore pur di non rappresentare il vero, creando una situazione talmente assurda e falsata che se non avesse una valenza seriamente drammatica all’occhio libero dallo stereotipo, sarebbe quasi quasi ridicola! “La pubblicità italiana è considerata tra le più sessiste al mondo. Crea, sostiene e promuove stereotipi e modelli discriminanti, relegando la donna a ruoli gregari, decorativi e ipersessualizzati.” A sostenerlo è Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano (Adci), coordinatore dell’indagine del 2014 dal titolo “Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini in Italia” condotta insieme a Nielsen Italia e al Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna, basata sull’analisi di quasi 20mila campagne tv, radio, affissione, stampa e banner web. “È dunque tutta qua la condizione femminile nell’Italia del 2014?” Questa è la domanda centrale che pone la ricerca, che nel corso dell’analisi poi chiosa: “Eppure da oltre 20 anni le donne italiane si laureano più degli uomini. Si laureano in meno tempo. E si laureano pure meglio.” Eppure la donna viene ancora “narrata insignificante dal punto di vista della personalità e delle competenze”. Per chi avesse voglia di una lettura di approfondimento, l’interessante studio è disponibile per il download nella nostra SEZIONE DOCUMENTI - Immagine e Rappresentazione.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 16 ottobre 2015 )
 
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