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Perché la politica attacca giornali e giornalist*? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
giovedì 11 ottobre 2018

ImageMEDIA - L’attacco ai giornalisti ed alle giornaliste, sui social ma non solo, si ripete “con una costanza e una rabbia che non ha precedenti”. "I nuovi potenti sono ossessionati dal nostro lavoro, ma non ci faremo spaventare". Risponde così il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, agli attacchi del vicepremier Di Maio e Ministro del Lavoro (sic!) che il 6 ottobre aveva evocato la chiusura del quotidiano ed il licenziamento dei suoi giornalisti.

Questi attacchi si moltiplicano “ma perché non provano a dare risposte credibili alle difficoltà del Paese, perché non provano a costruire futuro, perché perdono tempo a intasare la Rete di polemiche sterili e becere?” scrive ancora su Repubblica giovedì 11 ottobre Calabresi.

In un tempo in cui l’imbarbarimento del dibattito pubblico sembra non trovare confini e la voglia di squalificare e sporcare chi dissente è martellante” questa tecnica di distrazione di massa sembra posta in atto -appunto!- per distrarre anche dalle innumerevoli gaffe di arroganza e/o d’incompetenza, dai commenti (tweet) sessisti, dai linguaggi sboccati e sgrammaticati cui questo ‘nuovo che avanza’ ci vorrebbe però abituati, magari rassegnati, preferibilmente assuefatti.

Proprio per questo, ed ancora una volta usando le parole di Calabresi per dirlo “bisogna restare ben saldi e non perdere di vista i fatti, i valori e i diritti. Bisogna provare [tutti noi, cittadine e cittadini] a tenere accesa la luce”. Per continuare a guardare in faccia la brutale realtà odierna, perché mentre il ‘nuovo che avanza’ lancia slogan e proclami ed insulti dai social network, il paese precipitosamente arretra.

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Ultimo aggiornamento ( giovedì 11 ottobre 2018 )
 
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