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Power&Gender Testata giornalistica online Registrazione tribunale di Roma n° 481/2006 del 13/12/2006 Direttrice responsabile: Eva Panitteri
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Femminicidio è quando lei dice basta e lui l’ammazza PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
domenica 11 novembre 2018

 ImageNO alla VIOLENZA CONTO le DONNE - Femminicidio è quando lei dice basta e per tutta risposta lui l’ammazza.“A livello mondiale la violenza domestica è la causa principale di morte o lesioni nelle donne tra i 16 e i 44 anni”*. “La violenza quotidiana contro le donne, gli stereotipi culturali e le discriminazioni sociali che la alimentano, sono il brodo di coltura del femminicidio”*.«In oltre 400 casi analizzati, solo il 3,6% degli uomini che hanno ucciso una donna erano portatori di una malattia mentale (dati EURES). Il Prof. Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano afferma: “nella stragrande maggioranza [dei casi di femminicidio] ci troviamo davanti a uomini che hanno comportamenti violenti, aggressivi, prepotenti, semplicemente una personalità antisociale ed egoistica, che non tollerano la possibilità per la donna di operare scelte diverse e autonome". Visto che del fenomeno del femminicidio se ne deve riconoscere la valenza pubblica, si agisca affinché le vittime siano protette e tutelate nel proprio bene primario: la vita.»**

 Questo inasprirsi della violenza di genere è un segnale allarmante di una più generale regressione della convivenza civile.”* Semplici litigi o conflitti all’interno della coppia non possono essere la causa del femminicidio come si scrive troppo spesso, troppo superficialmente e molto erroneamente sui social e su alcuni media. La donna vittima della violenza maschile non viene barbaramente uccisa perché litigava con il proprio aguzzino, ma perché questo boia ha deciso di ucciderla in maniera orribile. Non cadiamo per l’ennesima volta nell’errore di fare divenire la vittima colpevole della sua orrenda fine, attribuendole la responsabilità di litigare con il suo compagno. Non diamo ancora una dimensione privata alla violenza di genere, che è un fenomeno sociale a carattere culturale, considerato come “punta dell'iceberg dell'esercizio di potere e controllo dell'uomo sulla donna” (prof. Enrique Gracia).»**

Perché le donne e gli uomini del Parlamento, del Senato, del Governo, di fronte a questa emergenza sociale non fermano allora almeno il DDL Pillon? Se sarà approvato questo orrore costringerà per legge, nei casi di denunciata violenza domestica, finché questa non sarà stata “comprovata” (così recita la proposta ma senza ulteriori chiarimenti), bambini e bambine ad avere rapporti il padre violento.  Ed esporrà la donna che denuncia la violenza al sospetto di manipolare i figli contro il padre, rischiando di perdere la “responsabilità genitoriale”.

«Le istituzioni deputate al contrasto della violenza di genere dovrebbero mettere in campo altre prassi, perché se tutto resta così com’è, nulla cambierà sul fronte dei femminicidi. Continueremo ogni anno, in occasione del 25 novembre a fare l’elenco delle vittime dell’anno in corso, come una sorta di inevitabile e tragica conta numerica, con il rischio che la rassegnazione ci prenda e che l’impotenza ci assalga, perché “così succede”**

*Beatrice Bosi e Maria Grazia Passuello da “Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare” Interventi del 17 Maggio 2013 @ Casa Internazionale delle Donne di Roma

**Vedi Noidonne Articolo di Maddalema Robustelli, che si ringrazia per l’ottimo spunto di riflessione messo a disposizione

 
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