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VIOLENZA: Codice Rosso e fondi in (profondo) rosso PDF Stampa E-mail
Scritto da EP   
lunedì 04 novembre 2019

ImageVIOLENZA - Il 28 ottobre ISTAT ha pubblicato i dati della prima indagine condotta sui 281 Centri antiviolenza (CAV) che svolgono attività a sostegno delle donne maltrattate e dei loro figli, indagine svolta in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità, CNR e le Regioni. Il dato più dissonante è quello che evidenzia la voragine che separa l’attenzione dichiarata dalla politica al tema della protezione delle donne e quella effettivamente prestata, ovvero lo stanziamento di fondi: le spese sostenute dai centri sono maggiori rispetto ai fondi erogati. Il sistema a supporto del Codice Rosso ha i fondi in rosso! “Nel 2017 i fondi pubblici per i centri antiviolenza sono stati 12 milioni di euro, che – se divisi per il numero delle donne accolte secondo l’ISTAT – fa meno di 1 euro al giorno, 76 centesimi per la precisione”, rileva Mariangela Zanni, consigliera D.i.Re ed esponente del Centro veneto progetti donna. “Una cifra ridicola, che spiega il dato ISTAT del massiccio ricorso al volontariato da parte dei centri antiviolenza, nonostante essi siano un tassello imprescindibile del Piano nazionale antiviolenza”.

 

Nel 2017 si sono registrati in Italia 123 femminicidi. Ai Centri antiviolenza si sono rivolte oltre 43mila donne (15,5 ogni 10mila donne); il 67,2% ha iniziato un percorso di uscita dalla violenza e tra esse il 63,7% ha figli, minorenni nel 72,8% dei casi. Le donne straniere sono il 27% di quelle assistite. L’85,8% dei Centri antiviolenza (217) ha attivato rapporti con le case rifugio. 1786 sono le donne che hanno trovato ospitalità in casa rifugio, ma una struttura rifugio su quattro dichiara di aver avuto difficoltà ad accogliere per mancanza di posti. (dati A. Battisti, I numeri della violenza)

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 04 novembre 2019 )
 
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