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REFERENDUM: NO alla svendita degli strumenti di democrazia PDF Stampa E-mail
Scritto da Surfing   
martedì 01 settembre 2020

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REFERENDUM 2020 - Che si propenda per il SI o per il NO, bisogna essere consapevoli che questo è un voto che cambia la nostra Costituzione. Non bisognerebbe pertanto seguire ideologie preconfezionate ma ricordare che, come scrive Michele Ainis su La repubblica, “sono in gioco le istituzioni permanenti della Repubblica italiana, non i nostri provvisori governanti”. L’impostazione con focus sul taglio degli eletti preferita alla riduzione degli stipendi è il segnale di una riforma demagogica più che sostanziale. - - SEGUE - -

Nonostante l’approssimarsi delle due giornate del voto (20 e 21 settembre), sui media e nel web l’attenzione è ancora concentrata sulla data di riapertura delle scuole (prima o dopo il voto?) e sulla capienza dei trasporti pubblici. “In assenza di un quadro di riforma il taglio dei deputati e dei senatori si trasforma in una semplice riduzione numerica incapace di rispondere alla necessità di avere un Parlamento più efficiente” si legge ancora su La Repubblica.

Le modifiche alla Costituzione sono già state approvate dal Parlamento in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma non essendo stati raggiunti i due terzi dei votanti, come nel 2016 si è reso necessario andare al referendum costituzionale confermativo. Per legge senza quorum, ovvero con votazione valida indipendentemente dall’affluenza alle urne.

Il cavallo di battaglia del referendum del 2020 è il taglio al numero dei parlamentari, ma è stato già calcolato che il risparmio sugli stipendi, tagliando tagliando, corrisponderà ad una cifra pari a poco più del costo di un caffè per ciascun cittadino/a.

Nel caso di vittoria dei SI, quindi, assisteremmo alla svendita a bassissimo prezzo degli strumenti della nostra democrazia rappresentativa. Ma di cosa stupirsi se in parlamento troviamo già a ‘rappresentarci’ personaggi e persone il più delle volte urlanti, spesso senza percorsi di studi appropriati, senza storia politica, senza preparazione e soprattutto senza alcuna etica delle istituzioni?

Con il nostro voto andremo quindi a dire (confermare) se vogliamo o meno le modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione introdotte dalla riforma approvata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019, che dispone per ciascuno dei due rami del Parlamento una riduzione pari -in termini percentuali- al 36,5% degli attuali componenti elettivi. Passerebbero da 630 a 400 (Art56) i componenti della Camera dei deputati e (Art57) a da 315 a 200 i senatori elettivi. Il numero complessivo dei senatori a vita nominati dai Presidenti della Repubblica invece (Art59) non potrà più essere superiore a 5 (attualmente sono 6). Permane immutata la previsione secondo cui «è senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica». Visto che il numero di cittadine e cittadini non si può in alcun modo ridurre per legge o per decreto questa riduzione vedrebbe una cittadinanza meno rappresentata con quelli che in estrema sintesi oggi sembrano cambiamenti da poco, che nei fatti avranno altissimo peso specifico. Per capirlo basta scorrere i materiali a supporto dei lavori di Camera e Senato, ma bisogna armarsi di pazienza perché sono una gran mole di documenti: http://www.riformeistituzionali.gov.it/it/la-riduzione-del-numero-dei-parlamentari/

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 settembre 2020 )
 
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