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Stereotipi, informazione e media PDF Stampa E-mail
Scritto da Irene Giacobbe   
martedì 08 maggio 2007

ImageSull’assurda morte di Karolina, la bambina di 5 anni uccisa a Nola il 4 maggio, pubblichiamo l’accusa dolente di Diana Cesarin a tutta una generazione e “classe” di giornalisti capaci di “vedere” per stereotipi e provincialismi, ed incapaci di “guardare” la realtà razzista di questo nostro vecchio Paese. Una lettera che induce alla riflessione più che all’indignazione, e che proprio per questo rileva come il decisore politico non possa stare a guardare. O come su un certo modo di dare (e fare) notizia non dovrebbe tacere la commissione di vigilanza sull’informazione.


Venerdì scorso Karolina, una bimba polacca di cinque anni è stata uccisa da un colpo di pistola intenzionalmente sparato attraverso la porta aperta di un basso a San Paolo Belsito (Nola).


Mi sono chiesta: che faranno i media stavolta?

Se si comporteranno in modo analogo a come hanno trattato il caso della giovane Vanessa uccisa nel metrò di Roma, dovranno occuparsi dell’accaduto e soffermarsi diffusamente sulla persona che ha sparato. Ne racconteranno in prima pagina vita morte e miracoli compresi i comportamenti sessuali presenti e passati, come hanno fatto nei confronti delle due giovani romene (anche se forse su una sola delle due ricade la responsabilità del gesto che ha ucciso Vanessa). Non ho visto niente simile sui giornali che ho letto, anzi la notizia, a parte Liberazione, compariva con scarso rilievo nelle pagine interne.


I cultori nostrani dell’ identità e del comunitarismo che diranno?

Magari suggeriranno ai polacchi che si trovano in Italia di promuovere fiaccolate sul modello di quella promossa da Forza Nuova, a Fidene dove viveva la giovane uccisa a Roma. O forse gli spiegheranno che d’ora in poi avranno ragione i polacchi se diranno che gli italiani sono tutti assassine di bambine, visto che quando un membro di una “comunità” compie un atto esecrabile è la sua comunità tutta che ne deve rispondere.


E “i polacchi” che faranno?

Chiederanno alla comunità italiana di “prendere posizione” come è stato chiesto alla comunità romena di fare nei confronti di Doina?

Leggo che è stato allestito un altarino davanti all’abitazione di Karolina. E l’articolista scrive che è stata la comunità polacca di San Paolo Belsito a farlo.

Vorrei poter pensare che ad allestire l’altarino siano state mani di persone (polacche, italiane, autoctono e/o immigrate….) partecipi di un umanissimo dolore e mosse magari anche dall’indignazione.


Che diremo, che faremo tutti e tutte, donne e uomini nelle istituzioni, nei media, nella vita quotidiana normale ed ordinaria: ci importa e perché di una bambina polacca uccisa a cinque anni da un colpo di pistola sparato da un uomo adulto probabilmente brillo ancorché italiano e incensurato? Che si può fare perché simili cose non accadano più? Possiamo porci questa domanda?


Intanto penso a Karolina e vorrei che qualcuno mi raccontasse con rispetto di lei, della sua storia, della sua vita finita troppo presto.

Forse la prima cosa da fare è proprio tenerla a memoria: ricordarcela.

Diana Cesarin MCE (Movimento di Cooperazione Educativa)

Ultimo aggiornamento ( martedì 08 maggio 2007 )
 
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