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Il Bilancio di genere al forum della Pubblica Amministrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
giovedì 24 maggio 2007

ImageLa Sottosegretaria di Stato ai Diritti e alle Pari Opportunità Donatella Linguiti presente il 23 maggio al convegno Per una leadership al femminile nell’ambito del Forum P.A. sostiene l'impoprtanza del bilancio di genere, sottolineando come  il criterio di genere debba "diventare un principio ordinatore di politiche pubbliche che non sono affatto neutre".

"Bisogna pensare -prosegue Linguiti - ad  una valutazione dell’impatto di queste  politiche su entrambe le componenti maschile e femminile nella comunità, avviare  studi sulle asimmetrie di sesso  e promuovere ovunque, lo suggeriremmo anche al privato, il  bilancio di genere. Il bilancio di genere è infatti  uno strumento importante, che non solo permette di indirizzare meglio la spesa pubblica definendo precisamente i bisogni dei suoi destinatari, ma evita lo spreco di risorse che si realizza, sempre, quando non sono definiti precisamente e differenziati i bisogni della comunità. Una scelta, inoltre, che è l’unica che ci consenta di  attivare un percorso reale di democrazia nel nostro paese, non a caso  già ampiamente raccomandata dalla IV Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino del 1995”.

Per la Sottosegretaria il  modello di leadership che siamo costretti ancora ad agire e subire non è adeguato alle sfide che ci aspettano  e “vanno pensati con urgenza modelli organizzativi del lavoro che mettano al centro criteri qualitativi e non quantitativi del lavoro, criteri questi ultimi che penalizzano evidentemente le donne. Fino a quando non riconosceremo  al lavoro di cura una funzione sociale e dunque penseremo di organizzare anche in base alla centralità di questa funzione  i tempi di lavoro, sarà impossibile una vera  conciliazione. Tutto questo ci parla ancora di modelli identitari maschile e femminile che non sembrano minimamente scalfiti, nonostante i cambiamenti enormi nel rapporto fra i sessi degli ultimi anni. Modelli che non sono affatto ‘naturali’, né quello che informa il rapporto fra i sessi né quello che si ripropone, duplicandosi, nel ruolo genitoriale; modelli prodotti da rapporti di forza nati all’interno di contesti storici ben precisi che non possiamo pensare di riproporre ‘naturaliter’ guardando al passato”.

 
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