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Ho 40 anni, cerco il nuovo…. Partecipo al Partito Democratico? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
lunedì 23 luglio 2007

ImageNell’epoca di internet, delle tecnologie avanzate e delle comunicazioni in tempo reale, il Partito Democratico -prima ancora di essere nato- si distingue per conservatorismo, nonostante le dichiarazioni di quanti lo promuovono quale forza nuova ed innovatrice. Per l’elezione del leader e della Costituente, infatti, il PD ha predisposto un regolamento da far impallidire qualsiasi idea di democrazia coniugata all’innovazione. Il regolamento conservatore all’ennesima potenza, pone ostacoli alla candidatura di chiunque non abbia alle spalle una macchina organizzativa già ben avviata e di fatto esclude tristemente il PD da quella “democrazia partecipata” che vorrebbe promuovere a partire dal suo stesso nome.


Parità di condizioni, democrazia ed uguaglianza, nell’area di sinistra non dovrebbero essere solo parole…..

E’ Furio Colombo a svelare per primo come la partecipazione alle primarie del PD richieda un “apparato”, non solo perché si è candidato, quanto perché sul suo giornale ha la possibilità di parlarne. Il regolamento per il PD si tramuta in un autogol che vale doppio, se non triplo, quando dimostra di “ragionare” (Chi? Come? Perché?) con modelli superati e strumenti d’altra epoca.


Siamo alle solite: si complica quel che nascerebbe facile! Invece di avvalersi del diffusissimo –ed economicissimo- sistema di posta elettronica, chi volesse presentarsi candidato deve: (1) trovare sedi adeguate alla raccolta delle firme per la presentazione delle liste che lo sosterranno; (2) provvedere alla certificazione delle stesse da parte di notai; (3) assicurarsi di presentarsi con la propria lista in ogni collegio, poiché la raccolta dei consensi avrà valenza locale e non nazionale... Manco fossero elezioni politiche, e tutto questo per un soggetto che ancora deve nascere.


Siamo di fronte solo ad un modo di pensare sorpassato, o ad un sospetto espediente per mettere in atto una sorta di “selezione condizionata?” Se proporsi quale candidato/candidata premier richiede un’elezione dei cittadini attraverso la libera partecipazione, perché mai l’attivazione di modalità e canali ovviamente propri di strutture già consolidate? La partecipazione democratica e lo dimostrano i blog, i forum, la presenza on-line delle banche, dei giornali, delle compagnie aeree, degli uffici delle entrate non è solo “di partito” : i giovani sono nel web la “gente” è nel web, da li si informa, cerca, si muove in uno spazio sempre più capace di unire -il web si!- più di una generazione.


Lo conferma anche Rosy Bindi: “Le regole previste per l’elezione del segretario del PD e dell’assemblea costituente –dice- sono fatte per favorire le organizzazioni più forti, i candidati che hanno alle spalle strutture di partito consolidate su tutto il territorio nazionale.”


E cosa dovremmo pensare, ancora , del “titolare” di una lista eletto automaticamente a membro dell’Assemblea Costituente? Un modo furbetto di sottrarsi alla competizione democratica, al giudizio delle preferenze di assicurarsi la “poltrona”?


Dove rintracciamo in tutto questo la parità e la democrazia? All’interno di un sistema democratico che voglia chiamarsi ancora tale, sono i consensi ricevuti che esprimono (ed attestano) la forza politica di un candidato. Non le designazioni di partito e nemmeno i giochetti delle liste “sicure”. Nessuno s’indigna? Siamo davvero così assuefatti alle alleanze blindate, alle oligarchie, ai gruppi di potere, da lasciarci ancora una volta, noi elettori, scippare il diritto/dovere di decidere?


Da mesi si parla della proposta di legge di iniziativa popolare “50&50” che propone una svolta verso la rappresentanza paritaria di uomini e donne in ogni luogo in cui si decide. Queste primarie avrebbero potuto essere un primo tentativo –al di la delle solite chiacchiere- per un esperimento ed una proposta, qui si davvero nuove. Nella costituente vadano i più votati degli uomini e le più votate delle donne, in numero uguale. Quale miglior occasione di rinnovamento? Quale miglior banco di prova, e quale miglior vetrina anche al di fuori degli italici confini.... Occasioni mancate? Paure? Più semplicemente pure miopie strumentali? Siamo ancora in tempo per rimediare?


I segnali di cosa si vuol essere, per un soggetto politico nuovo, partono anche dalle primarie. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, dobbiamo assolutamente domandare come il PD intenda “largamente” rappresentare la sinistra nelle sue varie sfaccettature, quando sembra solo riproporre un modello uguale “al vecchio” sia nella struttura che nella natura.


Prima di concludere, ancora un’annotazione: dove sono i “giovani”? Dove sono i trentenni, i quarantenni, le nuove leve, coloro che oggi possono davvero dirsi le forze nuove, ed i volti emergenti dell’Italia? Esistono molte donne e molti uomini attenti, desiderosi di prender parte alla discussione sullo sviluppo del paese ed alla gestione della cosa pubblica ma….qualcuno là fuori ha la voglia ed il coraggio di ascoltarci?


Eva Panitteri

Giornalista e Cittadina

Ultimo aggiornamento ( lunedì 23 luglio 2007 )
 
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