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"Essere madri in Italia" - per l'Istat una donna sempre più consapevole e servizi da implementare PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
giovedì 18 gennaio 2007

50mila interviste rivelano che le italiane hanno meno figli rispetto alle altre mamme d’europa, una età media sempre più alta  e che crescono ansia ed incertezza dovute anche alle difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. Questo il quadro che emerge dal dossier “Essere madri in Italia” a cura dell’Istat, (Istituto centrale di statistica) riferito all’anno 2005.

ROMA - Non solo cifre e statistiche, ma un quadro generale che fotografa e mette a fuoco trasformazioni e tendenze da molto in atto nostro paese. L’età media della madre alla nascita del primo figlio è stata per molti anni intorno ai 25 anni ma si è progressivamente alzata sino a raggiungere ad oggi la soglia dei 29 anni. Con prevalenza dei figli unici.
“La nascita del primo figlio – si legge nel rapporto– è un evento che è stato interessato solo parzialmente dalla crisi della fecondità: le donne italiane mostrano una elevata propensione a diventare madri, anche se di un solo figlio. Il calo della fecondità non deve quindi essere attribuito a un rifiuto delle donne nei confronti della procreazione”.
La figura della madre italiana tratteggiata dalla ricerca, la vede sempre più inserita nel mercato del lavoro, più istruita e desiderosa di lavorare non solo per motivi economici: a fronte di un 50% di intervistate che dichiara di voler lavorare, come prima motivazione, per contribuire al bilancio familiare, c’è anche un campione del 21,9% di madri lavoratrici cui piace ciò che fa, ed un 18,8% che lavora per sentirsi indipendente. Incrociando  risposte e motivazioni, la figura di che emerge  è quella  di una donna che lavora soprattutto per la propria realizzazione personale.

E sempre dal rapporto Istat: “Sarebbe riduttivo concludere che le madri lavorano prevalentemente per necessità economica: la stessa motivazione ‘lavoro per contribuire al bilancio familiare’ racchiude in sé anche un’idea della soddisfazione personale che hanno le donne nel poter apportare il loro contributo al benessere economico della famiglia”.

Nella realtà di tutti i giorni bisogna però tenere presente  che  desiderio e libera scelta entrano spesso in conflitto con le concrete esigenze familiari e con la realtà del mondo del lavoro. Le donne non solo incontrano più difficoltà ad accedere al mercato del lavoro ma trovano più difficoltà a   mantenerlo dopo la nascita del primo figlio per via delle enormi difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro comuni a moltissime  donne. Vengono allora utilizzati sempre di più i congedi parentali e l’astensione dal lavoro per maternità ma, in mancanza di servizi e strutture quali gli asili nido, le nonne e i nonni, ovvero il ricorso alla solidarietà intergenerazionale, sembra rappresentare l'unica soluzione.

 
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