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RIFORME E VECCHI STREGONI di Sandra Bonsanti PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
marted́ 08 gennaio 2008

Image Sandra Bonsanti è una giornalista attenta e riflessiva. Già eletta parlamentare, è animatrice del gruppo Libertà e Giustizia; è stata tra le principali sostenitrici della validità della nostra Carta Costituzionale ed ha sostenuto la scelta referendaria contro le ipotesi di riforma volute da Berlusconi e dalla sua maggioranza che ne avrebbero profondamente stravolto i caratteri. Sul tema della riforma elettorale che tanto ci sta a cuore Sandra Bonsanti ha di recente pubblicato un articolo su Libertà e giustizia che riprendiamo integralmente...

RIFORME E VECCHI STREGONI
di: Sandra Bonsanti - www.libertaegiustizia.it

Questa discussione sulla riforma elettorale e sui cosiddetti «singoli ritocchi alla Costituzione» assume sempre di più il tono paradossale di un´opera buffa, nella quale di buffo c´è solo il distacco tra le parole pronunciate dalla politica e le parole ricevute dalla maggior parte dei cittadini: chi ci capisce qualcosa è davvero bravo. Di surreale c´è invece questo rincorrersi dei protagonisti sulla scena, tirando fuori ogni 24 ore «ritocchi» nuovi o alternativi, con relativo scambio di favori e di insulti, dispensando sospetti di intese sotto banco (che ne è del conflitto di interessi?) e molta poca chiarezza sui veri obiettivi della contesa. Sullo sfondo la «minaccia» di un referendum che, se vinto, cambierebbe le cose in peggio o in meglio a seconda del giudizio di questo o quell´ esperto della materia.
E nelle prossime ore tocca al presidente del Consiglio prendere in mano la guida della questione.
Diciamo subito come primo punto, che si va diffondendo una certa apprensione per il riaffacciarsi del clima di un paio d´anni fa, quando gli apprendisti stregoni della Casa delle Libertà sfornavano modelli costituzionali senza capo né coda, che brillavano per il fatto di ignorare il punto di arrivo, il disegno costituzionale complessivo. Gli articoli «riformati» cozzavano l´uno con l´altro, e il sistema Italia disegnato alla fine prefigurava un premierato molto forte e l´annullamento dei poteri del Parlamento.
Il Paese rispose con un NO gigantesco che non voleva dire NO a qualunque aggiustamento.

Cerco di riassumere con parole mie e quindi da profana ciò che ho capito della situazione attuale. Partiamo dalla Costituzione. Si dice che le cose fa dare sono: diversificare le due Camere, dare più poteri al Premier, completare il federalismo. Certo su ciascuno di questi punti si può anche essere d´accordo. Perché effettivamente molti ritengono che due camere che fanno le stesse cose e magari con maggioranze diverse, siano uno spreco di tempo e energie. Idem se si tratta di consentire al Presidente del Consiglio di nominarsi i ministri e di mandarli a casa quando sono in disaccordo con la sua politica. Giusto infine cercare di mettere ordine al federalismo introdotto in maniera intempestiva e forzata dalla ex maggioranza di centro sinistra.
Ma questo non basta: come si sa molti chiedono che il presidente del Consiglio sia eletto direttamente dai cittadini non per consentire ai cittadini di «sceglierlo» ma per renderlo più forte. Dunque, si verrebbe così ad avere un Premier molto forte, che riceve la fiducia solo dalla Camera, la quale a sua volta è già quasi dimezzata nel numero dei parlamentari. Il Senato invece si occuperebbe specificatamente della regolamentazione tra Stato, Regioni e autonomie. In sostanza il Parlamento che dovrebbe fare da contrappeso al nuovo premier sarebbe costituito dunque da una sola Camera, di 400 deputati. Quali poteri effettivi avrebbe una tale Camera? Potrebbe davvero rifiutarsi di dare la fiducia dopo che il corpo elettorale avesse eletto direttamente il Premier?
Si dice infine che questo presidente del Consiglio non sarebbe inamovibile, ma potrebbe esser sostituito con la sfiducia costruttiva. Ma già si affaccia l´ipotesi di consentirgli anche di sciogliere le Camere e indire le elezioni. Allora? E´ davvero questa la via che si sta per imboccare? E mi chiedo:
non si tratta forse di una pura e semplice uscita dal sistema parlamentare previsto dalla nostra Costituzione confermata dal referendum di giugno, senza che si sia imboccata la strada di un vero sistema presidenziale, non avendo così né i contrappesi previsti dal primo né quelli normalmente previsti per il secondo?
Insomma, qual è il disegno finale di questo movimento che tende a impoverire il Parlamento fino a renderlo assolutamente ininfluente nelle funzioni ad esso assegnate?


Vorrei esser smentita in questo forte timore che si stia scherzando col fuoco. Sono del resto assolutamente certa che almeno una parte dell´attuale opposizione che si dice interessata a questi «ritocchi» all´ultimo minuto della trattativa chiederebbe per il premier la facoltà di sciogliere le Camere. Addio poteri del capo dello Stato, addio poteri del Parlamento.
Siamo reduci da un referendum che ha bocciato una progetto abbastanza simile. Speriamo che se ne ricordino tutti.
A meno che non si dica chiaro e tondo al popolo italiano che non sapendo l´attuale classe dirigente governare il Paese bisogna dotarla di un giochino facile facile che consenta di restare al potere senza controlli, di affidare la stabilità alla inamovibilità dei leader e a un generoso premio di maggioranza, abbassando il grado complessivo di democraticità del sistema. E´ su queste basi che nascerà il Partito democratico?

Pari approssimazione sulla legge elettorale. Abbiamo tutti convenuto che la riforma con cui si è votato questa volta va cambiata, che i cittadini hanno il diritto di scegliere e votare i candidati e di chieder loro conto dell´agire in Parlamento. Sappiamo che c´è un referendum che la può cancellare almeno in parte. Ma anche qui sembra di capire che la soluzione che emergerebbe dalla vittoria dei referendari non sia molto migliore della attuale. I partiti che vorranno concorrere alla maggioranza di governo dovranno far parte tutti di un listone unico: «Un incentivo a mettersi d´accordo prima delle elezioni per fare un listone unico e poi dividersi subito dopo il voto», sapendo che «i partiti che entrano nel listone spariscono alla vista degli elettori: niente più simboli propri, niente più candidati propri», la composizione dei candidati «sarà faticosamente negoziata prima del voto». Queste le previsioni di Roberto D´Alimonte, domenica, sul Sole-24 Ore.
Insomma, dalla padella nella brace.
Qui servirebbe una dose di responsabilità politica molto alta, unita alla scelta di abbandonare gli slogan con cui ci si è abituati a giudicare la fase che stiamo vivendo: il famoso riferimento alla «transizione incompiuta», ad esempio. Cosa vuol dire? Di incompiuto c´è soprattutto ciò che la politica dovrebbe fare per il Paese: per farlo vivere un po´ meglio e dare prospettive di futuro ai più giovani. Io non credo che i nostri politici siano tutti degli incapaci, temo però che siano sempre tentati di scegliere le scorciatoie piuttosto che la fatica del governare. La fatica dello studio al tavolino per cercare la soluzione migliore, la fatica del dialogo alla luce del sole piuttosto di quello nei corridoi del potere. Chiedo solo di esser rassicurata e smentita, spero tanto, ma tanto di sbagliarmi, come del resto mi è accaduto altre volte nella vita.


Ultimo aggiornamento ( marted́ 08 gennaio 2008 )
 
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