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Vinitaly 2019 - MONICA CIRINNA' "Cultura del vino č accoglienza" PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
sabato 30 marzo 2019

ImageTOSCANA - CapalBIOfattoria è una realtà che crede “nell’ecologia della vita, qualcosa di più del semplice ambientalismo: un modo di essere” che adegua le produzioni “al rispetto di tutte le forme di vita”. Interamente votata al biologico, a due passi da Capalbio, in Maremma, Località I Caprai, produce dal 2001 “vini pregiati che arricchiscono il gusto e l'anima” da vigneti di uve a bacca rossa e bianca. La cantina, realizzata internamente con materiali e tecniche ecocompatibili vanta tra le proprie eccellenze il Rosso di Capalbio Riserva DOC “I Caprai”. L’olio BIO “Silvestre” un blend delle tre principali varietà di olive toscane, completa ed arricchisce la proposta di quest’azienda. L'impegno della politica, per la Senatrice Monica Cirinnà, si alterna all'impegno ed al lavoro che dedica alla cura di questa terra.

Una donna che ha realizzato così tanto in politica, che vini realizza? Sono arrivata al vino per amore. Ho scommesso su questo progetto dell’azienda agricola con mio marito per amore della natura e degli animali. Quando dai valore a “nostra madre terra” ti rendi anche conto che con una visione spirituale puoi chiederle di gestirla e condurla per realizzare dei frutti da condividere. Così 140 ettari di sassi diventano 12 ettari di vigna, un uliveto, un orto, un frutteto ed un bosco dedicato all’accoglienza di animali in difficoltà. Pensare di poter possedere la terra è una visione sbagliata, puoi solo pensare di trarne dei frutti con la speranza che rendano migliore te e la tua comunità. Per questo scelgo il biologico e la collaborazione con cooperative che danno lavoro a persone con speciali necessità, per provare a costruire un luogo dove si dà e si riceve felicità attraverso cose semplici come coltivare la terra.

Nei prodotti si sente questa impostazione? La nostra è un’azienda a conduzione familiare che con mio marito gestiamo insieme ai figli. Abbiamo dei dipendenti che sono con noi da oltre vent’anni. L’ecologia della vita è qualcosa che si deve praticare, non solo predicare. Il punto vero è come vedi il tuo prodotto: realizzarlo solo per guadagnare e vendere non è la mia impostazione. Il vino che realizzo deve rappresentare e dimostrare questa scelta etica. Quando assapori il Sassi Bruni, un blend a base di Sangiovese della varietà grosso di Toscana, Merlot e Cabentet, cogli profumi di bosco e frutti, perché bosco e frutteto abbracciano la vigna. Nel mio vino c’è un po’ la mia visione della vita, ed essendo biologico e naturale, trasmette anche la serenità di una terra che per scelta non ho recintato e dove lascio che entrino i cinghiali, o che le gazze si nutrano dell’uva. Quanta ne potranno mai sottrarre? Da alcuni filari è chiaro che non raccoglieremo, ma dopotutto se noi umani abbiamo sottratto il territorio agli animali, è importante rimparare a convivere con essi.

Cosa definisce oggi Monica come donna del vino? Donna del vino secondo me vuol dire donna che si mette in discussione anche su scommesse difficili, in un mercato dove il vino è tutto ed il contrario di tutto: dall’industriale, al chimico, a quello che non è buono ma si nasconde dietro il nome di una grande etichetta, sino a quello realizzato da cantine virtuose che fanno prodotti di nicchia. Come donna del vino gioco scommesse complicate, difficili, e sempre con una scelta etica e morale di fondo. Dopotutto la Monica che fa il vino non è diversa dalla donna che combatte per i diritti di tutti, che salva gli animali, che si mette in prima fila per i diritti delle persone LGBT. Gioco delle scommesse con la determinazione di mantenere il timone diritto sul risultato da ottenere, sempre guidata da una scelta morale di libertà, di dignità, di difesa della terra, delle persone, dei diritti, degli ultimi.

Come si conciliano il tempo della, vita, della politica e della vigna? Il Parlamento mi lascia meno tempo che in passato per gli eventi pubblici del vino, ma non mi sottrae il tempo vero del lavoro, così ogni fine settimana sono in azienda, in campo, in cantina. Il punto vero è che questa fase complicata della vita politica del Parlamento ha sottratto tempo alla vita sociale del vino, ma se non avessi la vigna non sarei la persona che sono. Se non avessi la possibilità di mettermi in ginocchio tra i filari a tirare via erbacce o a dissodare la terra, non sarei la persona che sono; ho tracciato per me stessa un confine: non posso, non voglio e non devo vivere di sola politica. Nella mia scheda del Senato, alla voce professione c’è scritto imprenditrice agricola, e nella vita svolgo il lavoro di cura che svolgono tutte le persone con genitori anziani, faccio la moglie a tempo pieno sebbene senza l’imprinting della casalinga classica, ho la passione delle buone ricette e cucino sempre volentieri. Sono quella che sono perché ho fatto una scelta di vita che non è autocentrata. Né su me stessa né sulla politica. Sono vegetariana, voglio avere i miei tempi, non sono una persona che vive solo su treni ed aerei. Dedicarmi all’orto è la mia prospettiva per il prossimo weekend.

Per te, la cultura del vino cos’è? Per me il vino è solidarietà. Per me il vino è comunità. Per me il vino è aprire la porta di casa ed accogliere una persona dando qualcosa che sa e che parla di te. La cultura del vino è una cultura di accoglienza, di rispetto per le diversità, una cultura di integrazione. Del resto quando giro l’Italia assaggio vini diversi ed è nella grande cultura del vino e delle diversità italiane che noi abbiamo l’orgoglio di essere il Paese che siamo. È importante contaminarsi, non ritenere di avere la verità in tasca, saper ascoltare. In fondo, quando assapori un bicchiere di vino e come se ascoltassi quella terra e la sua gente.

Nel tuo futuro più immediato, cosa c’è? Diradare questa nebbia nera, questo alito negativo che esce da chi ci governa in questo momento. Provare a far tornare un raggio di sole o, perché no, un arcobaleno, attraverso tutto quello che l’ascolto del nostro paese ci può dare. Provare ad attenuare la rabbia, l’insicurezza. Provare a dire che un altro modo di vivere è possibile. Questo è il mio scopo immediato. Che realizzerò attraverso l’impegno. In parlamento, nel realizzare vino, nel sostegno ai bravi sindaci che si ricandidano in tanti piccoli comuni d’Italia visto che sono i politici più vicini alla gente. Si voterà anche a Capalbio ed io ho già messo la nostra cantina a disposizione del giovane candidato Sindaco: i luoghi della produzione del vino si possono utilizzare anche come luoghi d’incontro.

 

CapalBIOfattoria ha una cantina realizzata internamente con materiali e tecniche ecocompatibili. L’olio BIO “Silvestre” un blend delle tre principali varietà di olive toscane, completa ed arricchisce la proposta di quest’azienda.

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 07 aprile 2019 )
 
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