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Power&Gender Testata giornalistica online Registrazione tribunale di Roma n° 481/2006 del 13/12/2006 Direttrice responsabile: Eva Panitteri
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Home arrow Numero 37 arrow Politica: senza donne non c' cambiamento
Politica: senza donne non c' cambiamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
luned 31 marzo 2008

ImageROMA - Le elezioni sono alle porte. Torneremo però a votare con sistemi che non permettono di scegliere nè candidati nè candidate... Desiderosi di intraprendere la strada del cambiamento, saremo invece costretti a muoverci entro i confini imposti da mentalità politiche chiuse e spaventate. Dove trovare, allora, modi e motori del rinnovamento? Per qualcuno la risposta è semplice, quanto spontanea: allargare la presenza delle donne in parlamento. Sarebbe così soddisfatto -in parte ma anche in concreto- quest'italico desiderio politico! Ma il messaggio sarà capace di giungere a destinazione? Le donne sono la risorsa intrinseca ancora non valorizzata, la carta vincente ancora non giocata, ed incarnano un concetto di "nuovo" che non può essere nè un bluff, nè una parola vuota. Allora, viene da chiedersi, cosa stiamo aspettando?

In occasione dell'8 marzo, la Ministra per Famiglia Rosy Bindi, ebbe a dichiarare: “Le donne cambiano l’Italia. La cambiano in meglio con la loro straordinaria e unica capacità di tenere insieme le cose importanti della vita. [...] Ci sono ancora troppi condizionamenti e troppi ostacoli ad una piena valorizzazione delle donne nella società e nelle istituzioni. [...] Resta molto da fare, soprattutto per riscattare la nostra marginalità nella politica e nelle istituzioni. E questo 8 marzo deve diventare un’occasione per testimoniare che senza il genio e la creatività delle donne l’Italia non cambia”. Senza l'apporto delle donne il paese non cambia. Senza la loro partecipazione, riconoscimento, e valorizzazione, resteremo una società che fatica ad imboccare la strada del "nuovo". Il messaggio è chiaro: se vi fosse l'impegno di tutte le coscienze d'Italia in questo senso, il paese avanzerebbe nella direzione di quella "ripartenza" cercata ed auspicata. Ma, sapremo adottare quest'ottica, in nome del cambiamento?

Ultimo aggiornamento ( domenica 06 aprile 2008 )
 
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