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Calcio violento: roba da uomini PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
sabato 03 febbraio 2007

ImageIl derby di venerdì 2 febbraio tra Catania e Palermo trasforma ancora una volta un momento di sport in guerriglia urbana: 150 feriti, un ispettore di polizia, Filippo Raciti, 40 anni, ucciso. Il calcio si ferma e Luca Pancalli, commissario straordinario della Figc dichiara: "La sospensione dei campionati è una decisione da cui non mi sposterò fino a quando con il governo non avrò affrontato le questioni più importanti. Qualsiasi decisione comunque per rispetto è rinviata a dopo i funerali". Parte invece il carosello di appelli, condanne, dichiarazioni, commenti. Urge ora una seria e profonda riflessione.

Il Presidente Napolitano invita a reagire contro queste degenerazioni. Il premier Prodi afferma che "la gente deve capire che è ora di una svolta.” E che ci si dovrebbe “rendere conto che anche nello sport […] si esprime la civiltà, la maturità, la serietà del nostro Paese”. Lunedì mattina aggiunge il premier “il ministro dell'Interno Amato e la ministra Melandri si riuniranno per cominciare a mettere insieme le idee per un provvedimento di lungo periodo, un provvedimento robusto che cambi in modo radicale la situazione”.

In un momento che vede sospesi campionato e partite della nazionale, la Ministra dello Sport Giovanna Melari afferma che non si ripartirà “fino a quando non avremo individuato strategie giuste per superare questo cancro che sta divorando il calcio”.

Grazie ministra. Ma il calcio italiano non è solo violento. E’ anche corrotto e malato: per quanto la vittoria ai mondiali del 2006 abbia attenuato nei ricordi e nelle coscienze degli italiani la scomoda verità di truffe, ricatti, minacce, e combine emersa dal filone di indagini chiamato “calciopoli”, la realtà dei fatti rimane.

Prima che negli stadi la violenza si forma (e si ferma) a partire dalle case. Sarebbe allora opportuno attivarsi per immaginare seri metodi di prevenzione arrivando, contemporaneamente, a stabilire comportamenti e regole per isolare i violenti. Sarebbe magari utile tornare ad insegnare nelle scuole alle nostre nuove generazioni come ci si comporta in una società che vogliamo civile. Si potrebbe smettere, poi, di consentire ai nostri media (Rai, Mediaset e privati compresi, ma anche alle radio) di bombardarci su base ormai quotidiana di quei dibattiti cosiddetti “sportivi”, che altro non sono che programmi di infima categoria e di gusto ancora peggiore che, pieni di urla, di liti e di analisi aggressive, trasudano soltanto odio.

Il calcio italiano è terreno quasi esclusivo degli uomini. Protagonisti delle violenze di cronaca come del calcio mercato, del calcio giocato in campo o sviscerato in tv.

Le donne ricoprono ruoli decorativi o marginali. Raramente sono alla direzione di un club, raramente occupano un posto decisivo e direttivo, raramente conducono un programma sul tema, tuttalpiù affiancano il conduttore… A nessuno vien da pensare?

Ultimo aggiornamento ( martedì 06 febbraio 2007 )
 
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