Aumenta il traffico di esseri umani nella UE: colpite soprattutto le donne
Scritto da Eva Panitteri   
marted́ 09 febbraio 2010

ImageBRUXELLES - Tratta delle donne, moderna schiavitù: nel 2009 il traffico di esseri umani sfruttati soprattutto per la prostituzione è cresciuto. L'allarme arriva dall'Europol. Lo raccoglie il Parlamento dell'Unione, che ne ha discusso a gennaio con la Commissione Europea. In alcuni passaggi dell'intervista ad Anna Hedh, 42 anni, membro del gruppo S&D  l'analisi della questione. «Il traffico di esseri umani è una realtà in constante aumento in Europa. La schiavitù è stata abolita più di 200 anni fa, ma oggi fra noi ci sono migliaia di persone comprate e vendute da criminali che le sfruttano per scopi sessuali, come lavoratori forzati, per il traffico di organi o di neonati, come servitù domestica. E' uno dei crimini globali più preoccupanti, e colpisce per l'80% donne». 

Per arginare questo odioso fenomeno, oltre all'applicazione di pene più severe per i criminali «abbiamo bisogno di un approccio più olistico, che includa tutte le sfere legislative. Per esempio l'immigrazione: ci devono essere pene severissime per chi sfrutta gli immigrati. E' poi necessario pensare alla prevenzione, e a colpire la domanda. Se non ci fosse la domanda non ci sarebbe il problema. In questo senso vorrei citare il modello svedese. In Svezia il cliente delle prostitute viene punito...Lo so che è un tema delicato, ma è un fatto che nel mio Paese abbiamo meno problemi con la tratta delle schiave che nel resto dell'UE


Per scongiurare il rischio di un'ennesima direttiva senza un seguito concreto, l'Europa dovrebbe riuscire ad arrivare a una legge che ci permetta di «mettere molta pressione sui Governi. Importante anche la formazione delle forze dell'ordine e dei magistrati nei vari Paesi UE. Poi, bisogna spiegare alle vittime che possono ricevere protezione e sostegno dalle autorità nazionali. A tal fine gli Stati membri dovrebbero lanciare campagne di comunicazione destinate alle vittime e ai cittadini.» (Fonte http://www.europarl.europa.eu)