Drappi Rossi contro la violenza sulle donne
Scritto da Eva Panitteri   
venerd́ 03 giugno 2016

ImageROMA - Sara Di Pietrantonio, 22 anni, era una studentessa universitaria romana. E’ stata uccisa, ennesima vittima di femminicidio, nella notte di sabato 28 maggio 2016. Per strada. Da un ex fidanzato incapace di accettare che una storia può anche finire. Incapace magari di accettare in questa fine la propria responsabilità. Incapace di vedere che se lui è diventato uno stalker e poi un reo confesso di assassinio, lei aveva ben ragione a non voler più frequentarlo. Sara aveva percepito il pericolo. Forse l’aveva anche capito. Sara è stata uccisa in un modo orribile. Da una mano implacabile. Da una mente feroce che si porta in giro fiammiferi ed una bottiglia d'alcool. Da una uomo evidentemente incapace di ragione. Di buonsenso. Anche solo di un briciolo pietà. E che questo orrore prova pure a chiamarlo amore... Un delitto, quello di Sara, che più di altri ha turbato, sconvolto, preoccupato, rattristato e fatto parlare. I giornali, i radiogiornali, le trasmissioni televisive, i social network l’hanno ricordata. La gente è scesa per strada a Roma, e non una volta sola. Ed è stato seguitissimo anche l'appello di un gruppo di donne, su Twitter e WhatsApp, ad esporre drappi rossi alle finestre. "Abbiamo deciso -recita l’appello- di intraprendere una serie di azioni martellanti volte ad estirpare la cultura del femminicidio ormai diventato ennesimo motivo di imbarazzo del nostro Paese. Oggi, 2 giugno, 70esima ricorrenza del voto alle donne italiane, esponete alle vostre finestre un abito, un lenzuolo, una bandiera, qualsiasi cosa di colore rosso. Simboleggia il sangue versato dalle donne uccise dai loro uomini, o ex uomini, o corteggiatori rifiutati". E' ora di dire seriamente basta. E' ora di far funzionare gli strumenti che la legge mette a disposizione a chi denuncia. E' ora di abbreviare i tempi di svolgimento dei processi, di togliere la prescrizione a certi reati, di commutare a chi li compie pene certe e severe, di non minimizzare, e di agire concretamente sul lato della prevenzione, a partire dalle scuole. Per poter smettere, alla fine di ogni anno, di dover fare la conta delle donne che ... negli ultimi 12 mesi ... sono state vittime di femminicidio. Fermiamoli prima e puniamo fermamente chi non si è voluto fermare.

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 03 giugno 2016 )