PA: arriva la direttiva 2019 su pari opportunità e linguaggio non discriminante
Scritto da Eva Panitteri   
lunedì 15 luglio 2019

ImageROMA – REPETITA IUVANT viene immediatamente da pensare leggendo le linee di azione della direttiva (2/2019) recante “Misure per promuovere le pari opportunità e rafforzare il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia nelle amministrazioni pubbliche” emanata lo scorso giugno dalla Ministra Giulia Bongiorno in collaborazione col Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle pari opportunità, Vincenzo Spadafora. La direttiva 2019, infatti, è incredibilmente simile alla preesistente DIRETTIVA 23 MAGGIO 2007.

Nella direttiva 2019 si legge: “La formazione e la sensibilizzazione diffusa e partecipata rappresentano, infatti, una leva essenziale per l’affermazione di una cultura organizzativa orientata al rispetto della parità e al superamento degli stereotipi,” (art 3.5), tanto quanto nella precedente direttiva del 2007, che però declinava al plurale: “La formazione rappresenta una leva essenziale per l'affermazione di questa nuova cultura organizzativa orientata al rispetto e alla valorizzazione delle diversità e al superamento degli stereotipi”(Punto 2.finalità della direttiva, capoverso VI)

La direttiva 2019 ricalca la precedente del 2007, quasi parola per parola, anche nel richiamo all’uso di un linguaggio non discriminante, seppure con minor enfasi, perché nel 2007 si faceva anche riferimento alle ‘Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana’ in "Il sessismo nella lingua italiana" a cura di Alma Sabatini.

DIRETTIVA 2007: «e) utilizzare in tutti i documenti di lavoro, (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.), unlinguaggio non discriminatorio 4) come, ad esempio, usare il più possibile sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi (es. persone anziché' uomini, lavoratori e lavoratrici anziché lavoratori)»

DIRETTIVA 2019 (Art 3.5.e) «utilizzare in tutti i documenti di lavoro (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.) termini non discriminatori come, ad esempio, usare il più possibile sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi (ad es. persone anziché uomini)»

Nonostante le raccomandazioni della direttiva 2007 e della sua del 2019, però, Giulia Bongiorno ad oggi continua ad essere definita Avvocato, Senatore, Ministro e Sottosegretario, rigorosamente al maschile, in diversi siti istituzionali e non: Wikipedia, scheda SENATO Presidenza del Consiglio dei Ministri Fondazione DoppiaDifesaCome se la declinazione al femminile delle professioni non fosse una regola della grammatica italiana*.

 

*Vedere anche il manuale “Donne, Grammatica e Media – Suggerimenti per l’uso dell’italiano

Ultimo aggiornamento ( martedì 10 settembre 2019 )