spacer.png, 0 kB
Power&Gender Testata giornalistica online Registrazione tribunale di Roma n° 481/2006 del 13/12/2006 Direttrice responsabile: Eva Panitteri
Edita dall'Associazione Power And Gender

Calendario Eventi


 
Maggio 2017 Giugno 2017 Luglio 2017
    Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
Settimana 22 1 2 3 4
Settimana 23 5 6 7 8 9 10 11
Settimana 24 12 13 14 15 16 17 18
Settimana 25 19 20 21 22 23 24 25
Settimana 26 26 27 28 29 30
 


AFFI

Lobby EU Donne

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB




Home arrow Argomenti arrow Speciale 25 Novembre arrow Sciogliere le catene della violenza è ricominciare a vivere
Sciogliere le catene della violenza è ricominciare a vivere PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
martedì 20 novembre 2012

ImageIn occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, vogliamo fare una riflessione sulle vittime di femminicidio in Italia. Sono già più di 110 le donne di ogni età uccise da mariti, compagni, ex-partner, padri, uomini pieni di odio, capaci di ogni tipo di abusi e violenze contro le donne che vorrebbero tenere assolutamente legate a loro in nome di una parola che uccidono (amore) come le donne cui fanno violenza. Questi uomini, che non si sono fermati quando veniva chiesto loro di farlo, (urlato o implorato), e che hanno lasciato che la violenza che esercitavano subisse una tale escalation da culminare nell’assassinio, sorprendentemente utilizzano sempre la stessa giustificazione: lo hanno fatto per amore. Perché pazzi di amore, motivati dalla gelosia, spessissimo però senza motivi. Paranoici. Fissati. Malati. Persone disfunzionali che non ti dicono mai quanto gli piaccia il controllo, quanto pretendano di avere da chi sta con loro tutte le attenzioni del mondo, quanto vogliano portare il rapporto a due ad un rapporto di deferenza, sino all’annullamento in loro della donna che gli sta accanto. Avere malauguratamente avuto la sfortuna di incontrarli e di essere state ingannate dalle loro raffinate tattiche di mistificazione (in questo sono bravissimi), diventa per le donne che si ritrovano accanto ad un uomo violento una condanna all’ergastolo. Sempre più spesso una condanna a morte.


In entrambi i casi comunque una condanna nel vero senso della parola: una prigione fatta di controlli a tutte le ore, a tu per tu come a distanza, attraverso e-mail, social network, telefonate e messaggini. E fatta anche di pedinamenti, di appostamenti, di minacce e di urla, di vere e proprie liti, senza risparmiare perquisizioni di cassetti, borsette, portafogli, buste della spesa, agende, telefonini. Per la donna che si ritrova accanto questo tipo di uomo violento, irragionevole, molesto, intollerante, fisicamente e verbalmente violento e pressante, si spalanca un baratro, e la minaccia di esservi spinta giù a forza è costante, angosciante, onnipresente e senza tregua.


La mente cerca strategie di sopravvivenza, si sottrae, si toglie, si rinuncia, ci si adegua, sino a ritrovarsi completamente isolate. Lo si fa senza rendersene conto, ci si scivola dentro pensando -sperando- nella propria capacità di contenere e controllare gli smottamenti della propria vita. Sino a ritrovarsi sommerse, annegate, annichilite, sparite, travolte da una forza che si manifesta sempre più violenta, e sempre inaspettata anche per chi ha una storia lunga di attesa entro una relazione violenta.


Si risale la china chiedendo aiuto. Perché qualsiasi tipo di richiesta, anche la più flebile o piccola, porta comunque sempre con sé il seme della rinascita. Perché se riesci a venirtene fuori prima che lui ti abbia ammazzata, quando lo hai allontanato con la denuncia, e la cosa funziona, la vita si riappropria degli spazi ceduti, e si può tornare a respirare. Peggio di prima? Meglio di prima? Ogni vita traccia un percorso a sé stante, e valutarlo con le parole degli altri, delle altre, non è necessario, non ha importanza.


Di solito senza il compagno violento la vita cambia SEMPRE in meglio. E’ per questo che chiediamo a voce alta percorsi condivisi da donne e uomini che diano segni di ascolto e sostegno alla vittima, e di biasimo totale e ed obbligo di un percorso di rielaborazione per il violento. Contro il machismo. Contro ogni violenza sulle donne, per dare un segno forte di civiltà, progresso, rispetto, cultura. Contro il femminicidio dobbiamo essere d’accordo tutte e tutti. Sempre.

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2012 )
 
< Prec.   Pros. >
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB