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Quando la violenza diventa abitudine occorre una riforma culturale PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Panitteri   
domenica 18 novembre 2007

ImageMille volte ci siamo domandate perchè, sconcertate davanti a fatti che hanno apparentemente dell'inspiegabile. Da Tommaso Onofri (Parma) a Chiara Poggi (Garlasco); da Carlo Giuliani (Genova) a Meredith Kersher (Perugia); da Giovanna Reggiani (Roma) a Hina Saleem (Sarezzo); da Gabriele Sandri (Arezzo) a Sara Hamid (Modena), è lunga la lista di donne, di uomini e di bambini, le cui sorti sono legate dallo stesso comune denominatore: la VIOLENZA. Pur senza scivolare in facili derive ideologiche, dobbiamo tutti/e prendere atto di come si siano colpevolmente ignorati i campanelli di allarme di un pericolo in crescita, quasi che in Italia si sia  fatta l'abitudine alla violenza quotidiana. Per non parlare del fenomeno che investe i giovanissimi, con i loro atti di violenza, bullismo, assenza di pietà, filmati e trionfalmente celebrati sul web. Siamo incapaci, dunque, di affrontare la questione della violenza in maniera organica, sistematica e globale, e di fornire risposte adeguate anche a  livello istituzionale?

Come ci siamo arrivati è abbastanza chiaro: da un lato la lentezza della reazione istituzionale di fronte al delinquere violento ha inviato un messaggio di impunità; dall'altro il paternalismo giustificazionista, abbassando il senso e percezione della gravità ha operato facendo cadere i residui freni inibitori. Dalle case agli stadi, dalle strade alle scuole, dalla televisione ai luoghi di lavoro, occorre smettere di ignorare, minimizzare, giustificare, la violenza, per operare una riforma del pensiero, del convivere, e della civiltà dello stare insieme, che promuovano un cambiamento culturale.

Dialogo, insomma, piuttosto che lite, aggressione e prevaricazione. Siamo invece ancora purtroppo tutte e tutti costretti a prendere atto che la violenza è diffusa in ogni luogo, pericolosamente infiltrata negli spazi educativi come in quelli ricreativi: videogiochi fatti di sparatorie, trasmissioni piene di urla, competizioni sportive dove fanno difetto rettitudine e fair-play, rappresentazione dei modelli maschili e femminili dove i primi sono ben coperti e ben vestiti e le seconde mostrate in improbabili "completini e mutandine di scena".

Allora che fare? Uno sguardo a questa lista di nomi delle vittime di diverse colpe e di diverse indifferenze potrebbe aiutare? Noi speriamo proprio di si: per non dimenticare, ma anche per non continuare a sbagliare.

Carlo Giuliani - 23 anni, muore a Genova nel luglio del 2001 durante i disordini e le proteste contro i lavori del G8, colpito da un proiettile sparato da un carabiniere.

Hina Saleem - 21 anni, viene uccisa nell’agosto 2006 a Sarezzo, nel Bresciano, dai propri familiari perché fidanzata con un ragazzo italiano. Aveva più volte denunciato violenze subite tra le mura domestiche.

Tommaso Onofri - 18 mesi, rapito ed ucciso da due rapinatori in cerca di denaro facile, la sera del 2 marzo 2006 dalla sua casa nei pressi di Parma.

Chiara Poggi - 23 anni, studentessa, aggredita ed uccisa in casa il 13 agosto scorso a Garlasco.

Giovanna Reggiani - 47 anni, aggredita per rapina ed abbandonata in un fossato nella zona di Tor di Quinto a Roma, muore il 1° novembre 2007.

Sara Hamid - studentessa, 16 anni, muore schiacciata da un autubus, lo scorso 31 ottobre, in un autostazione di Modena; filmata la sua morte e trasmessa sul web.

Meredith Kercher - 22 anni, studentessa inglese, muore uccisa a Perugia, nella sua casa,  nella notte fra l'1 e il 2 novembre 2007.

Gabriele Sandri - Dj ed ultrà della Lazio, 28 anni, muore colpito da un proiettile sparato da un agente di polizia lo scorso 11 novembre 2007 in un autogrill vicino ad Arezzo.

 

Ultimo aggiornamento ( luned́ 19 novembre 2007 )
 
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